venerdì 14 ottobre 2016

#maledimiele

La sicurezza ha un ventre tenero,
ma è un demonio steso fra di noi.
Ti manca e quindi puoi non crederlo,
ma io non mi sentivo libero.
E non è dolce essere unici,
ma se hai un proiettile ti libero.
Gli errori veri son più forti poi,
quando fan finta di esser morti, lo sai.

Copriti bene se ti senti fredda,
hai la pressione bassa nell'anima.
Com'è strano il sapore che non riesco a sentire,
Male di miele

E la grandezza della mia morale,
È proporzionale al mio successo.
Così ho rifatto il letto al meglio sai,
che sembra non ci abbiam dormito mai.

Copriti bene se ti senti fredda,
hai la pressione bassa nell'anima.
Com'è strano il sapore che non riesco a sentire,
Male di miele

Ti do le stesse possibilità,
di neve al centro dell'inferno, ti va?

Male di miele

martedì 11 ottobre 2016

Push the sky away. Nick Cave

I was ridin', I was ridin', oh
The sun, the sun, the sun was rising from the field
I got a feeling I just can't shake
I got a feeling that just won't go away
You've got it, just keep on pushing and, keep on pushing and
Push the sky away

And if your friends think that you should do it different
And if they think that you should do it the same
You've got it, just keep on pushing and, keep on pushing and
Push the sky away
And if you feel you got everything you came for
If you got everything and you don't want no more
You've got it, just keep on pushing and, keep on pushing and
Push the sky away
And some people say it's just rock 'n' roll
Aw, but it gets you right down to your soul
You've got it, just keep on pushing and, keep on pushing and
Push the sky away
You've got it, just keep on pushing and, keep on pushing and
Push the sky away
You've got it, just keep on pushing and, keep on pushing and
Push the sky away

#buzzati

"D'improvviso si rende conto di quello che forse sapeva già ma finora non ha mai voluto crederci. Come chi da tempo avverte i sintomi inconfondibili di un male orrendo ma ostinatamente riesce a interpretarli in modo da poter continuare la vita come prima ma viene il momento che, per la violenza del dolore, egli si arrende e la verità gli appare dinnanzi limpida e atroce e allora tutto della vita repentinamente cambia senso e le cose più care si allontanano diventando straniere, vacue e repulsive, e inutilmente l'uomo cerca intorno qualcosa a cui attaccarsi per sperare, egli è completamente disarmato e solo, nulla esiste oltre la malattia che lo divora,, è qui se mai l'unico suo scampo, di riuscire a liberarsi, oppure di sopportarla almeno, di tenerla a bada, di resistere fino a che l'infezione col tempo esaurisca il suo furore. Ma dall'istante della rivelazione egli si sente trascinare giù verso un buio mai immaginato se non per gli altri e d'ora in ora va precipitando."

(da "Un amore", Dino Buzzati)

sabato 16 aprile 2016

#murakami

"Sono al sicuro nel contenitore del mio io. I bordi coincidono perfettamente: un piccolo clic e scatta la serratura. Così va bene. Sono nel mio rifugio di sempre". (Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia)

Ape Regina - Marlene Kuntz

Sono lontano...
lontano monti e mari, lontano da te.
Io, la fossa e le ossa: un mucchio penoso sui vecchi guai
seduto qua per chi mi vuole qua:
su cento guai.
Offendo la carta con sgorbi ritorti
E' un cuore!
Arrenditi, ...o ribellati

Non parlo più, non rispondo più
non l'ho fatto mai e mai lo farò.
Se c'è mistero accetta e rispetta
la non-novità
sono anni ormai, e tu lo sai

Posso fare fuori parti di voi con facilità
la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva
che non ho avuto mai

Eri malata? Oh, Ape Regina Divina e Dorata
Perdono, Io, ti chiederei... ma non ci sei più!

E in queste stanze si urla e un tonfo scuce la pelle
glaciale un brivido sale dal basso scompaio
Non ci son più. Non ci sei più. Non ci son più.
Non ci sei più. Non ci sei più.

Posso fare fuori parti di voi con facilità
la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva
che non ho avuto mai

Nasconderò con miele colante il vuoto che avanza
io, ora, nasconderò
dove vivevi tu.
Dove vivevi solo tu

sabato 20 febbraio 2016

"Mudaram as estações", Cássia Eller

Mudaram as estações, nada mudou
Mas eu sei que alguma coisa aconteceu,
Tá tudo assim, tão diferente.
Se lembra quando a gente chegou um dia acreditar
Que tudo era pra sempre, sem saber,
Que o pra sempre, sempre acaba
Mas nada vai conseguir mudar o que ficou
Quando penso em alguem, só penso em você
E aí então, estamos bem

Mesmo com tantos motivos pra deixar tudo como está
Nem desistir nem tentar agora tanto faz
Estamos indo de volta pra casa

Mudaram as estações, nada mudou
Mas eu sei que alguma coisa aconteceu,
Tá tudo assim, tão diferente.
Se lembra quando a gente chegou um dia acreditar
Que tudo era pra sempre, sem saber,
Que o pra sempre, sempre acaba
Mas nada vai conseguir mudar o que ficou
Quando penso em alguem, só penso em você
E aí então, estamos bem

Mesmo com tantos motivos pra deixar tudo como está
Nem desistir nem tentar agora tanto faz
Estamos indo de volta pra casa


mercoledì 20 gennaio 2016

Piero Ciampi- Il vino




Com'è bello il vino
Rosso rosso rosso,
Bianco è il mattino,
Sono dentro a un fosso.
E in mezzo all'acqua sporca
Godo queste stelle,
Questa vita è corta,
È scritto sulla pelle.

Ma com'è bello il vino
Bianco bianco bianco,
Rosso è il mattino,
Sento male a un fianco.
Vita vita vita,
Sera dopo sera,
Fuggi tra le dita,
Spera, Mira, spera.

lunedì 18 gennaio 2016

Orhan Pamuk, "Le stranezze che ho nella testa", Einaudi, 2015

(Traduzione di Barbara La Rosa Salim)

Se c'è uno scrittore oggi in grado di raccontare le passioni, i tormenti, le energie che plasmano la vita degli uomini e delle città, quello è Orhan Pamuk.
Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle piú complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut l'ha incontrata una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati di sfuggita al matrimonio di un parente a Istanbul. Eppure è bastato quell'attimo di perfezione e felicità a farlo innamorare. Süleyman, il cugino, gli ha detto che delle tre figlie di Abdurrahman, quella che ha visto Mevlut, quella di cui si è innamorato, è senz'altro Rayiha. Da allora non l'ha piú rivista ma, per tre anni, Mevlut le scrive le lettere piú appassionate che il suo cuore riesce a creare. Finché un giorno capisce che l'unico modo di coronare il suo sogno è scappare con Rayiha, di fatto rapendola dalla casa paterna in cui è rinchiusa. Cosí, una notte di tempesta, mentre Süleyman aspetta con un furgone in una strada poco lontana, Mevlut e la sua amata si riuniscono. Nulla potrà andare storto ora, nulla potrà piú dividerli, pensa lui. Poi un lampo illumina la scena e rivela il volto di Rayiha: quella non è la ragazza a cui Mevlut ha creduto di scrivere per tutto quel tempo, non è la ragazza di cui si è innamorato a prima vista tre anni prima! Chi ha ingannato Mevlut? E come si comporterà ora il nostro eroe? Questa è la sua storia, caro lettore: la storia di Mevlut Karataþ, venditore di boza (la bevanda, leggermente alcolica, tipica della Turchia), lavoratore indefesso, inguaribile ottimista (qualcuno direbbe ingenuo), sognatore, profondo conoscitore delle strade e dei vicoli di Istanbul. Perché questa è anche la storia di una città e del tempo che l'attraversa, una saga grandiosa e potente degli individui e delle famiglie che lottano, si alleano, si amano e si dividono per trovare il proprio posto nel mondo. Il premio Nobel Orhan Pamuk ha fatto della sua città, Istanbul, il personalissimo teatro in cui mettere in scena l'universale dei destini umani. Con La stranezza che ho nella testa ha saputo scrivere un romanzo rutilante in cui le storie piccole di uomini e donne comuni hanno la forza irresistibile della Storia di tutti. 

http://www.einaudi.it/libri/libro/orhan-pamuk/la-stranezza-che-ho-nella-testa/978880620755

lunedì 21 dicembre 2015

Afonso Cruz, "Para onde vão os guarda-chuvas"




Sinopse
O pano de fundo deste romance é um Oriente efabulado, baseado no que pensamos que foi o seu passado e acreditamos ser o seu presente, com tudo o que esse Oriente tem de mágico, de diferente e de perverso. Conta a história de um homem que ambiciona ser invisível, de uma criança que gostaria de voar como um avião, de uma mulher que quer casar com um homem de olhos azuis, de um poeta profundamente mudo, de um general russo que é uma espécie de galo de luta, de uma mulher cujos cabelos fogem de uma gaiola, de um indiano apaixonado e de um rapaz que tem o universo inteiro dentro da boca.
Um magnífico romance que abre com uma história ilustrada para crianças que já não acreditam no Pai Natal e se desdobra numa sublime tapeçaria de vidas, tecida com os fios e as cores das coisas que encontramos, perdemos e esperamos reencontrar.

Entre os 5.000 exemplares da primeira edição, existem 2 que são completamente diferentes: um é a versão diurna do romance, outro a sua versão nocturna. Os leitores estão convidados a descobrir se o seu exemplar é um dos livros especiais.
Os 2 vencedores terão direito a uma oferta de livros do catálogo da Alfaguara.
Excerto
– A minha mãe, Sr. Elahi, interrogava-se para onde vão os guarda-chuvas. Sempre que ela saía à rua, perdia um. E durante toda a sua vida nunca encontrou nenhum. Para onde iriam os guarda-chuvas? Eu ouvia-a interrogar-se tantas vezes, que aquele mistério, tão insondável, teria de ser explicado. Quando era jovem pensei que haveria um país, talvez um monte sagrado, para onde iam os guarda-chuvas todos. E os pares perdidos de meias e de luvas. E a nossa infância e os nossos antepassados. E também os brinquedos de lata com que brincávamos. E os nossos amigos que desapareceram debaixo das bombas. Haveriam de estar todos num país distante, cheio de objectos perdidos. Então, nessa altura da minha vida, era ainda um adolescente, decidi ser padre. Precisava de saber para onde vão os guarda-chuvas.
– E já sabe? – perguntou Fazal Elahi.
– Não faço a mais pequena ideia, mas tenho fé de encontrar um dia a minha mãe, cheia de guarda-chuvas à sua volta.


Críticas de imprensa
«Afonso Cruz pertence a uma rara casta de ficcionistas: os que acreditam genuinamente no poder da efabulação literária. Se isso já era notório nos seus quatro romances anteriores, mais evidente se torna ao concluirmos a leitura deste volumoso Para onde vão os guarda-chuvas. O escritor está agora no auge das suas capacidades narrativas e serve-se delas para criar um Oriente inventado, onde as histórias brotam debaixo das pedras e se entrelaçam com extraordinária coesão.»
José Mário Silva, Expresso

«Para onde vão os guarda-chuvas é o ponto mais alto da capacidade narrativa e de efabulação de Afonso Cruz. (…) O que poderia não passar de um exercício de demonstração de sabedoria é um livro cheio de humanidade, muitas vezes brutal, e de um apurado sentido estético. Magnético.»
Isabel Lucas, Público

venerdì 20 novembre 2015

Daniel Sada, "Il linguaggio del gioco", Del Vecchio Editore

La famiglia Montaño vive nel Nord del Messico, non distante dalla frontiera che separa il Paese dagli Stati Uniti. Frontiera che Valente, il capofamiglia, ha attraversato illegalmente diciotto volte per fare fortuna. Una volta racimolata un’adeguata somma di denaro, decide di aprire un’attività a San Gregorio, il paese in cui vive con la sua famiglia. Opta per una pizzeria: una novità assoluta da quelle parti, dove le tortillas dominano incontrastate. Così fervono i preparativi per l’inaugurazione. Tra gli amici del figlio Candelario c’è Mónico Zorrilla che coltiva marijuana nel suo campo, solo per uso personale, dice. Quando Candelario sarà stanco di aiutare il padre si troverà coinvolto in un giro di narcotrafficanti tra spacci e omicidi, e farà carriera nell’ambiente fino diventare lui stesso il capo. Le vicende si susseguono in un turbinio di immagini e colpi di scena che rendono i personaggi tra i più vividi della letteratura mondiale. Il romanzo, uscito postumo un anno dopo la morte dell’autore, è stato ribattezzato come l’Ulisse messicano.

«Della mia generazione ammiro Daniel Sada, il cui progetto di scrittura mi pare il più coraggioso»
Roberto Bolaño

«Inutile dire che Il linguaggio del gioco è straordinario! Sada ci ha trasmesso la sua abbagliante spiegazione personale di violenza alla messicana.»
Martín Solares, The Informant

http://www.delvecchioeditore.com/libro/cartaceo/170/il-linguaggio-del-gioco


Elliphant- Revolusion


mercoledì 21 ottobre 2015

Murakami Haruki, "Sonno", Einaudi

Illustrazioni di Kat Menschik
Traduzione di Antonietta Pastore
 
Una donna attraversa la routine di giorni tutti uguali finché qualcosa di inaspettato irrompe nella sua vita: smette di dormire. Quello che all'inizio sembra un dono diventa la porta di accesso a una realtà segreta e inquietante. 

http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/sonno/978885841767

mercoledì 23 settembre 2015

venerdì 18 settembre 2015

Jeff Buckley, "Last goodbye"



...foram tantos os nossos últimos adeus

This is our last goodbye
I hate to feel the love between us die
But it's over
Just hear this and then i'll go
You gave me more to live for
More than you'll ever know

This is our last embrace
Must I dream and always see your face
Why can't we overcome this wall
Well, maybe it's just because i didn't know you at all

Kiss me, please kiss me
But kiss me out of desire, babe, and not consolation
You know it makes me so angry 'cause i know that in time
I'll only make you cry, this is our last goodbye

Did you say "no, this can't happen to me,"
And did you rush to the phone to call
Was there a voice unkind in the back of your mind
Saying maybe you didn't know him at all
You didn't know him at all, oh, you didn't know

Well, the bells out in the church tower chime
Burning clues into this heart of mine
Thinking so hard on her soft eyes and the memories
Offer signs that it's over... it's over

venerdì 21 agosto 2015

Quanto eu não daria, poder voltar atrás...



Manhã Cinzenta
Faz me chorar
A chuva lembra
O teu olhar
As folhas mortas
Caem no chão
A dor aperta
O coração
Quanto eu não daria
Para poder voltar atrás
Volta pra meu peito
Daqui não saias mais

Perdi me AMOR
Pra te encontrar
Na solidão
Do teu olhar
No teu olhar
Se perde o meu
Também o mar
Se perde no céu
Quanto eu não daria
Para poder voltar atrás
Volta pro meu peito
Daqui não saias mais

mercoledì 19 agosto 2015

... não tenho mais palavras... Ana Hatherly (1929-2015)


Roberto Arlt, "I sette pazzi", Edizioni SUR


(traduzione di Luigi Pellisari)

Pubblicato nel 1929, e considerato uno dei grandi romanzi che inaugurano la letteratura argentina moderna, I sette pazzi racconta il bizzarro piano di un gruppo di cospiratori improvvisati, alle prese con la loro personalissima rivoluzione che muterà le sorti del paese, e che sarà finanziata grazie alla gestione di una catena di bordelli. Il protagonista, Erdosain, ladro e inventore di strambi fiori metallizzati, si imbarca nell’irrealizzabile impresa accompagnato da figure memorabili come l’Astrologo, il Ruffiano Melanconico, l’ebreo Bromberg e il Cercatore d’Oro. Tra immagini surreali e humour nero, Arlt ci regala un vero gioiello di dolore e follia, il viaggio nella mente di un uomo che sogna di cambiare l’ordine del mondo, ma è destinato inevitabilmente a fallire.

http://www.edizionisur.it/pages/view_page/3

venerdì 3 luglio 2015

Sophia de Mello Breyner Andresen, "Lisboa"


Digo:
«Lisboa»
Quando atravesso — vinda do sul — o rio
E a cidade a que chego abre-se como se do seu nome nascesse
Abre-se e ergue-se em sua extensão nocturna
Em seu longo luzir de azul e rio
Em seu corpo amontoado de colinas —
Vejo-a melhor porque a digo
Tudo se mostra melhor porque digo
Tudo mostra melhor o seu estar e a sua carência
Porque digo
Lisboa com seu nome de ser e de não-ser
Com seus meandros de espanto insónia e lata
E seu secreto rebrilhar de coisa de teatro
Seu conivente sorrir de intriga e máscara
Enquanto o largo mar a Ocidente se dilata
Lisboa oscilando como uma grande barca
Lisboa cruelmente construída ao longo da sua própria ausência
Digo o nome da cidade
— Digo para ver

mercoledì 10 giugno 2015

Afonso Cruz, "Gesù beveva birra", La nuova frontiera


Si dice che se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Seguendo questo adagio popolare un piccolo paesino dell'Alentejo viene trasformato in una Gerusalemme portoghese per esaudire l'ultimo desiderio dell'anziana Antónia che vorrebbe, più di ogni altra cosa, compiere un pellegrinaggio in Terra Santa.Tra i personaggi che calcano il palcoscenico di questa messinscena accuratamente preparata si susseguono Rosa, la nipote di Antónia, appassionata lettrice di romanzi western e convinta che la Vergine Maria si sia sostituita alla sua vera madre; Borja, un professore in pensione emulatore di Diogene di Enoanda che come lui imbratta i muri del paese con citazioni e aforismi epicurei; una ricca signora inglese, che dorme dentro lo scheletro di una balena e organizza simposi filosofici con un bramino indiano e a un sacerdote nigeriano.Una commedia surreale e grottesca sull'amore, sulla perdita e sui cambiamenti che travolgono e condizionano le nostre vite.

http://www.lanuovafrontiera.it/catalogo/liberamente/item/402-ges-beveva-birra

martedì 19 maggio 2015

Sahar Delijani, "L’ Albero dei fiori viola", Rizzoli

Una vecchia casa con il portone azzurro, stretta tra i palazzi della moderna Teheran. E al centro del cortile, un magnifico albero di jacaranda. È qui, sotto un tripudio di fiori dalle mille sfumature di rosa e di viola, che si intrecciano le storie di Maman Zinat, Leila, Forugh, Dante, Sara e tanti altri. Membri della stessa famiglia perseguitata da un regime brutale. Voci di un paese esaltato dalla Rivoluzione e subito inghiottito dall’abisso della tirannia. La giovane Azar, arrestata per motivi politici, partorisce al cospetto della sua carceriera una bimba bellissima: Neda. Capace, con la sua sola presenza, di ridare speranza anche a chi credeva di averla persa per sempre. Maman Zinat aspetta che le sue figlie vengano rilasciate dal carcere e intanto cresce i tre nipotini, tessendo con silenziosa tenacia i sogni e le paure di tre generazioni. E per due amanti – Leila e Ahmad – separati dalla Storia, altri due trovano il modo di tendersi finalmente la mano. Nata nella prigione di Evin, a Teheran, Sahar Delijani mescola realtà e finzione in questo potente e ispirato primo romanzo. Che prende spunto dalle vicissitudini della sua famiglia per disegnare il ritratto di un popolo affamato di l ibertà.

http://www.rizzoli.eu/libri/l-albero-dei-fiori-viola/

mercoledì 6 maggio 2015

Elias Canetti, "Le voci di Marrakech", Adelphi

Traduzione di Bruno Nacci

Elias Canetti soggiornò per un certo periodo del 1954 a Marrakech. Il grande lavoro su Massa e potere era giunto a un momento di stasi e lo scrittore sentiva il bisogno di nuove voci, di voci incomprensibili, come quelle che lo avvolsero nella splendida città chiusa dalle sue mura. Vagando per i suk, per le strette vie, per i mercati e le piazze, fra cammelli, mendicanti, donne velate, cantastorie, farabutti, ciechi, commercianti, Canetti, con la sua stupefacente prensilità, capta forme e suoni: «Gli altri, la gente che ha sempre vissuto là e che non capivo, erano per me come me stesso». E il suo libro ha la perfezione e la compattezza dell’istantaneo. 

http://www.adelphi.it/libro/9788845918681

lunedì 4 maggio 2015

Marjane Satrapi, "Pollo alle prugne", Sperling & Kupfer

Storia struggente di un musicista iraniano negli anni '50, Pollo alle prugne è la logica continuazione dei lavori precendenti di Marjane Satrapi, il cui Persepolis - romanzo di formazione, libro politico e saga famigliare - è stato uno dei casi editoriali più interessanti degli ultimi anni. Pollo alle prugne è stato accolto dalla critica francese come l'opera della maturità dell'autrice e ha vinto il primo premio come Miglior album del 2004 nel prestigioso Festival internazionale di Angoulême, l'Oscar del fumetto. Ambientato in Iran, Pollo alle prugne racconta gli ultimi giorni di un grande suonatore di tar che si lascia morire dopo che la moglie gli ha rotto il prezioso strumento musicale. Dietro la sua sofferenza si nasconde una storia d'amore infelice e, soprattutto, il rimpianto per una società scomparsa: l'Iran dei nonni della Satrapi, un paese in equilibrio precario tra modernità e tradizione. Nella parabola del musicista si riflette così la progressiva perdita delle illusioni e la disperazione dei progressisti iraniani. L'autrice ha costruito questa storia con una struttura narrativa innovativa, muovendosi lungo la trama con flash back e balzi in avanti, digressioni ed ellissi, come in un gioco di indizi. Il risultato è un'elegia romantica e vitale sulla memoria e sul piacere.
http://www.sperling.it/pollo-alle-prugne-marjane-satrapi/

mercoledì 15 aprile 2015

"Vivere di conseguenza"_ Verdena

Insieme a chi?
tu già mi agiti
immergersi
non provi un che
dove sei?
non correre ai ripari

Su, sveglia!
ci vuole un gin
altro sarai
se capiti qui
più di un mostro
e non ciò che vuoi
vivi e non basta

E' panico restio
e cambio umore anch’io
ma se ti rialzerai
di nuovo, si, vedrai

Tu un po’ mi agiti
sono vivo o è un sogno?
non ne ho bisogno più, sai ooh
ma vivo di conseguenza
e non certo è sempre quello che vuoi
è salomonico

Ieri verrà
calibra le mani e spinge in là
senza andare avanti
nomade essere
frena le tue mani, si, ma che fai?
e se vuoi amarmi, se vuoi amarmi, se vuoi amarmi
ooh non eri qui invano
credimi non è così che ti voglio
che ci rimane?
eh si che mi rincresce