sabato 30 novembre 2013

#nel silenzio

Voglio respirare lentamente il tuo profumo e non so se risvegliarti
Ho dormito poco per sognarti all'improvviso e non ho sognato niente
Esco per lasciarti libera di sopravvivere per dimenticarti e ritrovarti inconsapevole.
Non vedi che mi arrendo
Non capisci che lasciandoti andare
Potrai desiderare
Riconquistarti e perderti
Perchè non vedi che ti attendo
Ti proteggerò restando lontano
Nel silenzio
Nel silenzio i tuoi vestiti ballano
Poi sorpresi dalla luce cadono
Con una grazia irreale
irreale
Ma io devo ritornare a camminare verso ciò che non so
Anche se ieri ti ho sentito respirare in ogni cosa che ho
desiderato
Esco dal tuo corpo con un gesto impercettibile per dimenticare che l'attesa sia incantevole
Non vedi che mi arrendo
Non capisci che lasciandoti andare
Potrai desiderare
Riconquistarti e perderti
Perchè non vedi che ti attendo
Ti proteggerò restando lontano
Nel silenzio
Nel silenzio
 

sosteniamo Marina Cugnaschi condannata per gli scontri @ g8 di Genova

Dichiarazione in aula della compagna Marina prima che la corte genovese la condannasse ad 11 anni per i fatti del luglio 2001 durante le contestazioni del G8



Premetto che in quanto anarchica non riconosco come mio interlocutore l'apparato giudiziario, organo dello stato la cui unica funzione consiste nell'essenziale protezione delle classi sociali privilegiate e nella difesa della proprietà privata.

Quindi, con la seguente dichiarazione, principalmente indirizzata all'esterno di questo edificio, colgo l'occasione per rivolgermi a tutti coloro che possiedono i requisiti per poter comprendere le mie parole.

Desidero rivolgermi alle classi subalterne, a coloro che subiscono la condizione alienante di sfruttati e oppressi dall'avanzato e moderno sistema capitalista, sempre più spietato ed escludente.

Premetto altresì che nulla ho da chiarire circa la mia condotta, le mie convinzioni e le mie scelte politiche, tanto meno intendo chiedere clemenza ai signori della corte.

La natura squisitamente politica di questo procedimento penale impone una netta presa di posizione, alla luce soprattutto degli innumerevoli tentativi da parte della magistratura e della stampa di screditare e spoliticizzare davanti all'opinione pubblica gli imputati di questo processo.

Soggetti che loro malgrado sono incappati negli ingranaggi della giustizia borghese e fatti figurare in certi casi come un branco di violenti teppisti, in altri come un'orda di barbari scesi nelle strade di Genova con il preciso intento di devastarla e saccheggiarla.

No signori, intanto l'accusa di devastazione e saccheggio la rinvio direttamente al mittente poiché offensiva e poiché non fa parte del mio bagaglio storico politico.

La classe sociale a cui appartengo è colma fino all'orlo di ingiustizie, soprusi e umiliazioni inflitte dai padroni.

Ed è proprio nel santuario della democratica inquisizione dove viene sistematicamente perpetuata l'ingiustizia sociale, in cui tengo a precisare e ribadire la mia ferma opposizione ad ogni forma di dominio, all'ineguaglianza sociale, allo sfruttamento.

E seppur cosciente che come nemica della vostra classe mi si infliggerà una pena severa poiché portatrice di principi malsani assolutamente in contrasto con l'ordine costituito, vi comunico che personalmente come lavoratrice salariata ho avuto modo di conoscere i veri devastatori e saccheggiatori.

Risiedono nei palazzi di lusso o del potere, sono i padroni, i capi di stato, insomma tutta la classe dirigente di questo sistema infame.

Un'esigua percentuale di individui su questa terra che in nome del profitto, del prestigio e del potere assoluto depredano e saccheggiano l'intero pianeta.

Costringono alla fame ed alla povertà milioni di persone, sia nel sud del mondo che nell'Occidente, sfruttano gli operai sul posto di lavoro fino a renderli schiavi, di conseguenza sono i diretti responsabili delle morti bianche, un vero e proprio stillicidio.

Seppelliscono nelle patrie galere tutti coloro i quali sono costretti a vivere ai margini di questa società opulenta.

Combattono guerre siano esse umanitarie o di conquista poco importa, sterminando intere popolazioni, devastando interi paesi e saccheggiando le loro risorse. E l'elenco potrebbe continuare all'infinito.

Contro tutto ciò è necessario lottare, è necessario porre una strenua opposizione alla dittatura capitalista.

Per quanto mi riguarda è stato questo il senso delle mobilitazioni di lotta antimperialista e anticapitalista a Genova nel 2001, non tanto perché lo ritenei un evento politico unico nella vita degli sfruttati determinato dalla presenza dei padroni della terra, dai quali elemosinare qualche briciola caduta dai loro sontuosi banchetti; lo feci in continuità con un percorso politico già intrapreso, animato dalla forte esigenza di trasformare radicalmente un modello sociale fondato sulla sopraffazione. Lo stesso motivo che mi spinge tuttora a partecipare a momenti di lotta costruiti dal basso, situazioni meno spettacolari e che meno interessano alle telecamere del potere mediatico, ma sicuramente autentici.

A Genova nel 2001 con molta determinazione è stato riaffermato un principio fondamentale, attraverso la riappropriazione di uno spazio urbano negato e reso inaccessibile dall'imponente presenza militare per impedire ogni forma di disapprovazione ai rappresentanti del dominio.

Nessuna sentenza potra' riscrivere la storia di quei giorni. carlo continuera' a vivere tutti i giorni nelle nostre lotte.

http://www.inventati.org/fenix/db_news/dettaglio_news.php?nId=1466#

lunedì 25 novembre 2013

David Foster Wallace, "La scopa del sistema", Einaudi

Prefazione di Stefano Bartezzaghi
Traduzione di Sergio Claudio Perroni
«Fuori, nel croccante prato marzolino, alonata dai fasci di luce che spiovono dai lampioni, tra capannelli di ragazzi in blazer blu che risalgono il vialetto rifinendosi l'alito a colpi di mentine, assapora una breve epistassi».

David Foster Wallace, La scopa del sistema

***

Un romanzo fluviale, comico e insieme profondo: un atto di fede nella forza delle storie, e nella loro capacità di prendere per il collo e raccontare il mondo.

Le avventure di Lenore, che si mette alla ricerca della bisnonna, antica studiosa di Wittgenstein, fuggita dalla sua casa di riposo insieme a venticinque tra coetanei e infermieri; del fratello LaVache, piccolo genio con una passione smodata per la marijuana; del pappagallo di famiglia, Vlad l'Impalatore, che recita sermoni cristiani su una Tv via cavo; di Norman Bombardini, re dell'ingegneria genetica, che si ingozza di cibo e sogna di ingurgitare il mondo intero; di Rick Vigorous, il capo e l'amante di Lenore, negazione vivente del suo stesso cognome. Una galleria di personaggi uno piú esilarante e paradossale dell'altro, sullo sfondo di un'America impazzita, grottesca, piú vera del vero. Scritto a ventiquattro anni, nel 1987, La scopa del sistema ha rivelato la nascita di un talento straordinario e di una figura di culto. Morto suicida nel 2008, Wallace resta tra gli scrittori piú originali, coraggiosi e innovativi della sua generazione. 

http://www.einaudi.it/libri/libro/david-foster-wallace/la-scopa-del-sistema/978880621197

venerdì 15 novembre 2013

"O Lustre", Clarice Lispector, Relógio D` Água

Em O Lustre, de 1946, Virgínia mantém um relacionamento incestuoso com o irmão, Daniel, com quem faz reuniões secretas em que experimentam verdades, na condição de iniciados especiais. Os protagonistas Virgínia e Daniel fazem experiência com o mal, ora como agentes (beneficiários), ora como vítimas. Nas brincadeiras de infância entre os dois irmãos, o menino exercita sua maldade com jogos perversos que denunciam o abuso do poder de que se sabe possuidor. Virgínia é o instrumento de obtenção daquele prazer que no romance anterior parecia poder levar ao êxtase a jovem Joana: a fascinação pelo mal, o prazer advindo da percepção - e, neste caso, do uso - da inerente maldade humana. Para o menino, o mal metamorfoseia-se em perversidade, exige relação, necessita de um outro para se completar: pratica o mal pelo mal, convertendo-se o meio em fim.

lunedì 4 novembre 2013

"I piatti più piccanti della cucina tatara", Alina Bronsky, edizioni e/o

«Chiunque sia rimasto un po’ bambino non può che amarli: i cattivi, come i bambini,
si sentono al centro del mondo e non lo temono. La parola “impossibile” esula dal loro vocabolario. Sono temibili e spietati, bugiardi e ciarlatani, avidi e inconsolabili. Sono imprevedibili. Magnetici. Creativi. Sanno che c’è qualcosa da fare, subito e a ogni costo. Non ci pensano due volte. Si deve rubare il tesoro? Uccidere il re? Distruggere il pianeta? E che ci vuole?». Così scrive Pierdomenico Baccalario sulla Repubblica.
Certo è meglio non incontrarli nella vita reale i cattivi, ma incontrarli nelle pagine di un libro può essere invece appassionante.
La protagonista di questo romanzo della Bronsky è così. Crede sempre di agire per il meglio degli altri, e delle altre, figlia e nipote. E invece le strumentalizza, le manipola,
non si ferma davanti a nessuna nefandezza.
Mette la propria smisurata energia al servizio solo di se stessa e del suo interesse.
 
http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=922

mercoledì 23 ottobre 2013

Daniel Pennac, "Il paradiso degli orchi", Feltrinelli

“Se davvero volete sognare, svegliatevi...”
Un eroe, Malaussène, che come lavoro fa il “capro espiatorio”. Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una “zia” maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una “zia” femmina supersexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla “Actuel”, una misteriosa guardia notturna serba, un cane epilettico. Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull’orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima. Un’altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi da Misteri di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli e grandi “orchi” che qualcuno crede estinti. Degli orchi si può ridere o si può tremare. Uno scrittore d’invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac, non ha certo paura di affrontarli con l’arma che lui stesso così definisce nel libro: “l’umorismo, irriducibile espressione dell’etica”. Stefano Benni

http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/il-paradiso-degli-orchi-1-2/

sabato 19 ottobre 2013

#Frida


"Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio"  
Frida Kahlo

venerdì 11 ottobre 2013

Fabrizio De Andrè - Amore che vieni amore che vai



Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento

un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore

fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate
venuto in novembre o col vento d'estate

io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai

lunedì 7 ottobre 2013

Paolo Benvegnù - In a manner of speaking



In a manner of speaking, I just want to say
That I could never forget the way
You told me everything
By saying nothing

In a manner of speaking, I don't understand
How love in silence becomes reprimand
But the way that I feel about you
Is beyond words

Oh, give me the words
Give me the words
That tell me nothing

Oh, give me the words
Give me the words
That tell me everything

In a manner of speaking, semantics won't do
In this life that we live, we only make do
And the way that we feel
Might have to be sacrificed

So in a manner of speaking, I just want to say
That like you, I should find a way
To tell you everything
By saying nothing

Oh, give me the words
Give me the words
That tell me nothing

Oh, give me the words
Give me the words

martedì 1 ottobre 2013

Gonçalo M. Tavares, "Um Homem: Klaus Klump / A Máquina De Joseph Walser", 2009, Caminho


"Eis uma nova versão, conjunta, dos romances Um Homem: Klaus Klump e A máquina de Joseph Walser pertencentes à tetralogia O Reino. Os quatro romances situam-se em três espaços e em três tempos: um constituído por Jerusalém, outro por Aprender a rezar na Era da Técnica; Um Homem: Klaus Klump e A máquina de Joseph Walser são romances passados no mesmo período e na mesma paisagem. Se se definissem qualidades físicas para um e outro, diríamos que Um Homem: Klaus Klump remete para a velocidade e A máquina de Joseph Walser para a resistência. Tal como os seus protagonistas. As duas personagens centrais como que se olham e vigiam mutuamente, mesmo não tendo qualquer contacto directo. São duas narrativas que têm exactamente o mesmo centro e que nesta nova versão, lidas em paralelo e em conjunto, darão espaço, julgo, para uma diferente leitura e para um outro grau de interpretação."

 http://www.leyaonline.com/pt/livros/romance/um-homem-klaus-klump-a-maquina-de-joseph-walser/

lunedì 16 settembre 2013

Jô Soares, "As esganadas", Editorial Presença, 2012

Rio de Janeiro, 1938. Um perigoso assassino anda à solta nas ruas. O alvo: mulheres jovens, bonitas e... gordas. A arma: irresistíveis doces portugueses. Para investigar os crimes, o famigerado chefe de polícia Filinto Müller designa uma trupe hilariante: um delegado sempre rabugento, assessorado por um auxiliar obtuso e medroso, e que contará com a ajuda de um ex-inspetor lusitano muito bem relacionado. Os três serão também acompanhados por uma repórter e fotógrafa corajosa e dinâmica, interessada em cobrir o caso para a imprensa.

http://www.presenca.pt/livro/ficcao-e-literatura/romance-policial/as-esganadas/?search_word=as%20esganadas

lunedì 12 agosto 2013

Arto Paasilinna, "Piccoli suicidi tra amici", Iperborea, 2006


(Traduzione di: M. A. Iannella, N. Rainò)

Ci sono momenti in cui i ripetuti insuccessi, un matrimonio a rotoli, lo stress, la solitudine sembrano davvero troppo per conservare la voglia di vivere: non è meglio farla finita e andarsene da questo mondo che pare sempre meno “un luogo adatto all’uomo”? Seduto sui gradini di casa con una bottiglia di birra in mano, il direttore Onni Rellonen, imprenditore fallito, decide di dire basta a “quel suo vivacchiare privo di senso”. Ma cosa succede se il fienile scelto per “il botto finale” è già occupato da un colonnello a riposo risoluto a mettere fine ai suoi giorni? Non ci saranno anche molti altri nelle stesse condizioni, con cui varrebbe la pena di spartire timori, rischi e spese, per un dignitoso suicidio collettivo? E così, caricati sulla Saetta della Morte, lussuoso pullman dotato dei più desiderabili comfort, trentatré selezionati aspiranti suicidi partono per un viaggio che li porterà da un capo all’altro dell’Europa alla ricerca del migliore strapiombo da cui lanciarsi nel vuoto. Sotto il comando del colonnello Kemppainen, frustrato da un’epoca “così profondamente pacifica”, con l’assistenza di Rellonen e della fidata vicepreside Helena Puusaari, conturbante trentacinquenne dai capelli rossi con l’hobby di struggenti passeggiate nei cimiteri, la Libera Associazione Morituri Anonimi raccoglie i più disparati e folli personaggi, decisi, come il Vatanen dell’Anno della Lepre, a tagliare tutti i legami di un’esistenza che li ha delusi e maltrattati, per la libera avventura di un fatale Grand Tour, che diventerà presto il più gioioso manifesto della voglia di vivere. Dalle falesie di Capo Nord ai burroni del Furka, fino all’estrema punta dell’Algarve, tra spericolate avventure, amicizie, solidarietà e nuovi amori, la banda degli apprendisti suicidi sarà immancabilmente raggiunta dall’irriducibile nemico da cui ha tentato di fuggire: la vita. Perché “si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!” Parola di Paasilinna.

http://iperborea.com/titolo/139/

giovedì 25 luglio 2013

Paolo Benvegnù, "La schiena"



Tutti i respiri che ho sono per te.
Tutti i respiri che hai
è così che ogni goccia di me scava la tua schiena
lentamente
con un ritmo costante

dove vai? Cosa fai?
Con chi stai parlando? Cosa stai bevendo? Ascoltami.
Cerca di evitare le tue distrazioni.
è così che ogni goccia di me scava la tua schiena
lentamente
con un ritmo costante

non hai padroni. Lo so.
E non hai limiti e non hai risposte
ma solo un vago senso di eleganza
per questo ti insegno la pazienza
è così che ogni goccia di me scava la tua schiena
lentamente
con un ritmo costante
è così che ogni goccia di te scava la mia schiena
lentamente
con un ritmo costante

Certo.
L'ambizione è un lusso.
Come la miseria. La Privazione. La Punizione.
Ti guardi intorno e non sai chi cercare
per questo ti insegno a costruire
e a dare spazio alle tue idee più strane
a mescolare estro e perversione
Perche' Dio non guarda.
Dio bestemmia. E alla volte non si applica

Respira. Guarda il cielo. Guarda le stagioni passare.
Prendi posizione. Viaggia.
Ricerca la tua parte migliore.
Non hai nemmeno un idolo da venerare.
Nemmeno quattro soldi per andare al mare
di notte a immaginare.
Nuotare.

E così la seduzione ed i calmanti
le vertigine e gli svenimenti
gli sfinimenti
il controllo di tutti i movimenti
è così che ogni goccia di te scava la mia schiena
lentamente
con un ritmo costante
è così che ogni goccia di me scava la tua schiena
lentamente
con un ritmo costante
tutti i respiri che ho sono per te.
Tutti i respiri che hai
è così che ogni goccia di te scava la mia schiena
lentamente

mercoledì 10 luglio 2013

HALGRIMUR HELGASON, "Toxic. Come smettere di ammazzare la gente e imparare a lavare i piatti", ISBN, 2010

 Traduzione: Silvia Cosimini

Tom Boksic detto Toxic, un killer croato cresciuto nella guerra dei Balcani e emigrato a New York, ha un complesso di inferiorità nei confronti della mafia italiana ma sul lavoro non è secondo a nessuno. Fidanzato con Munita, una peruviana arrivata a New York giusto l’11/9, vive di omicidi e manda giudiziosamente i soldi a mamma e sorella rimaste in patria. Finchè incappa nella giornata sbagliata: ammazza un pezzo grosso del Fbi e dopo una rocambolesca fuga e il 67esimo omicidio si trova imbarcato su un volo per Rejakiavik con in mano il biglietto di un telepredicatore. Sbarcare nella «città più cool d’Europa», «dove Quentin Tarantino va quando è stanco di essere famoso», e trovarsi nello studio della tv evangelica della famiglia Goodmoonsdottir a reinventarsi uno zoppicante passato di perseguitato dal comunismo è il diabolico contrappasso escogitato da Hallgrimur Hellgason per questo romanzo slapstick che omaggia Tarantino e Kaurismaki, dileggia il provincialismo islandese, e si commuove fino alle lacrime alle canzoni dell’Eurofestival che fanno da colonna sonora.

http://www.isbnedizioni.it/libro/150

sabato 29 giugno 2013

"Castro", Reinhard Kleist, Black Velvet, 2012

(Traduzione di Anna Zuliani)

Ascesa e declino di un grande sogno. Questo potrebbe essere lo slogan per raccontare il mood di questo fumetto. Il sogno di una nazione libera, moderna, priva di discriminazioni e povertà, basata su un nuovo modello sociale, culturale ed economico sostenibile e a misura d’uomo. Un sogno inseguito da Fidel Castro durante la rivoluzione, ma che oggi sembra essersi arreso in gran parte alla realtà.
Nel volume scritto e disegnato da Reinhard Kleist è un giovane giornalista tedesco, Karl Mertens, giunto a Cuba nel 1960 attratto dal fascino dell’allora futuro Líder máximo, a raccontarne una sorta di biografia non autorizzata. L’uso di un personaggio esterno permette all’autore di evitare toni eccessivamente didascalici, rendendo tutto in una forma più narrativa che espositiva e riuscendo a coinvolgere il lettore senza annoiarlo.
La sua è una ricostruzione attenta e sentita, che segue emotivamente la scoperta da parte di Mertens del sogno della Rivoluzione; attirato a Cuba dalle notizie che arrivavano di seconda mano in Europa, dopo aver incontrato Castro per una intervista e aver conosciuto la sua storia per bocca dei più stretti collaboratori, decide di rimanervi per abbracciare gli stessi ideali (nonché per amore). Sono le pagine più epiche, esaltanti, del lavoro di Kleist, nelle quali traspare la sensazione tangibile della possibilità di realizzare un sogno nuovo, di poterlo stringere tra le mani. Tutto è possibile, basta avere volontà e la forza di chi lotta per il giusto, per il bene di tutti.
L’ascesa al potere di Fidel Castro è costellata di storie quasi surreali, attentati studiati e falliti, di coraggio e indipendenza, di grandi speranze e di grandi scontri. Mertens vive in prima persona, da giornalista d’assalto, i grandi snodi della storia: la baia dei porci, le elezioni, le rivolte dei contadini, le gesta di Castro e di Che Guevara, il rischio di un incidente nucleare tra USA e URSS.
Poi qualcosa si rompe, la distanza tra il narratore, e con lui il lettore, e il leader cubano diventa progressivamente maggiore; la narrazione accelera, sposando questo movimento di prospettiva che mostra sempre più gli accadimenti quando sono già successi piuttosto che dall’interno, non più partecipati ma subiti. Questa scelta coincide con i primi scricchiolii del sogno: il razionamento, gli accordi con l’URSS, le strette sulla libertà di parola e di stampa, il controllo sempre più stretto sulle persone.
Una disgregazione che colpisce tutti i personaggi secondari intorno a Mertens, mentre quest’ultimo decide di restare aggrappato alla speranza di un domani migliore, guardando i suoi amici, una volta ribelli al fianco di Castro, abbandonare Cuba dopo essersi sentiti traditi. Così è lui, lo straniero, arrivato dopo di loro, a rivoluzione iniziata, a restare e a crederci fino all’ultimo: fino alla malattia di Castro, al passaggio di consegne al fratello, al momento in cui è costretto a fare i conti con quanto promesso e quanto ottenuto, scoprendo anche dentro di sé un senso di delusione.

Eppure, nella prima parte, emerge chiaramente il motivo del fascino che può aver esercitato la rivoluzione castrista, soprattutto tra noi occidentali: la possibilità, per una volta concreta e reale, di una alternativa a un modello occidentale che, in tempi di guerra fredda come oggi, rivela sempre dei lati disumani, palesemente ingiusti. Ecco che il cambio di atteggiamento nella narrazione di questa opera ha il tono di un amore tradito, di una illusione spezzata.
Kleist si è documentato approfonditamente per questo fumetto, rendendolo fruibile e chiaro anche a chi non conosce perfettamente la storia moderna; prima di questo lavoro ha vissuto per un mese all’Avana, raccontando la sua esperienza in un altro volume, Habana, uscito sempre per Black Velvet quasi in contemporanea a questo; una sorta di prova generale per Castro.
I suoi disegni sono personali, maturi e controllati; lo stile è realistico, ma gioca con sapienza su espressività e movimenti accentuando l’una o gli altri alla bisogna, con un tratto spesso e fluente che riempie le vignette rendendo le tavole piene, dense, affascinanti, che richiedono al lettore di calarsi nella loro esplorazione nel timore di perdere un dettaglio, una sfumatura, un segno.
Un libro importante, opera di un autore nel pieno della sua maturità, che si pone con rispetto riuscendo a bilanciare sentimento e obiettività, di fronte a un pezzo di Storia che, volenti o nolenti, ha caratterizzato il secolo passato e continua a esercitare fascino e passione in tante persone.

http://www.lospaziobianco.it/51021-castro-reinhard-kleist-sogno-realta

lunedì 24 giugno 2013

Claudia Piñeiro, "Le vedove del giovedì", il Saggiatore

traduzione: Michela Finassi Parolo

Dietro le alte mura perimetrali, al di là dei cancelli sorvegliati da guardie armate, si trova la comunità di Altos de La Cascada. Fuori, la strada, lo squallore del sobborgo di Santa María de los Tigrecitos e, ancora più in là, la caotica Buenos Aires. Dentro, il profumo dei gelsomini, i suoni di una natura perfettamente incontaminata, il ronzio delle auto elettriche, l’erba sempre verde del golf, le ville lussuose, i bagliori dell’acqua increspata delle piscine. Lì vanno ad abitare famiglie che amano una vita sana, felice, fatta di sport, cene, chiacchierate davanti a una tazza di tè e lezioni di giardinaggio e pittura. Virginia Guevara ha aperto un’agenzia immobiliare dopo che il marito Ronie ha stranamente perso il lavoro. Ma si rivela un’occupazione tutt’altro che facile. A La Cascada, infatti, al corposo regolamento scritto si sovrappone una fi tta rete di norme taciute, perché i vicini sono gli amici e gli amici sono i vicini, e non è tollerabile che si superi il numero massimo consentito di ebrei: ci sono già gli Urovich. Ernesto e Mariana Andrade hanno adottato due bambini, Ramona e Pedro, ma il giudice non ha concesso loro di cambiare quel nome così dozzinale, Ramona. Poi ci sono Tano e Teresa Scaglia, lui imbattibile a tennis, lei vivaista d’eccezione, le cui aiuole artistiche sono le più richieste nella comunità. Tante famiglie, ognuna con i propri vizi privati e pubbliche virtù, ma tutte unite da un desiderio feroce: condividere uno stile di vita elevato e mai volgare, e soprattutto mantenerlo per sempre, costi quello che costi. Anche se nel mondo esterno le multinazionali abbandonano il paese, la moneta sembra non tenere più, mentre un manipolo di terroristi ha appena abbattuto, così lontano così vicino, le torri di New York. Dentro, dove queste notizie si perdono nella fi la dei servizi trasmessi dalle poche tv accese, gli uomini continuano a riunirsi settimanalmente a casa di Tano Scaglia, lontano dallo sguardo dei fi gli e delle mogli che, escluse dal raduno maschile, si autodefi niscono ironicamente «le vedove del giovedì». Ma in una di queste sere la routine si spezza all’improvviso. Mentre i corpi di tre amici affondano nell’acqua della più bella piscina del quartiere, il lato oscuro di una vita perfetta comincia ad affi orare.

http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/letteratura/9788842814849/le-vedove-del-giovedi/

lunedì 17 giugno 2013

LINEA 77 feat. LN RIPLEY - La Caduta

"La crepa", Claudia Piñeiro, Feltrinelli, 2013

traduzione: Pino Cacucci

Nella vita da uomo qualunque dell’architetto Pablo Simó c’è una fessura inconfessabile, una crepa che gli tormenta la coscienza: Nelson Jara. Forse era solo un piccolo truffatore, una “canaglia”, ma anche Pablo Simó sa di essere una canaglia, nonostante l’apparenza di irreprensibile professionista e buon padre di famiglia. Come una crepa che si allunga e si allarga, tutte le piccole certezze quotidiane di Pablo si sgretolano: una giovane donna che sembra sapere chissà cosa su Jara scatena in lui un’attrazione dirompente, la famiglia va in frantumi, il lavoro diventa insopportabile, e passo dopo passo la tentazione di essere canaglia fino in fondo lo travolge.
Ancora una volta Claudia Piñeiro ci narra i piccoli inferni di una variegata umanità, nella monumentale Buenos Aires invasa dal cemento delle speculazioni edilizie dove l’apparenza, più che mai, inganna.
http://www.feltrinellieditore.it//SchedaLibro?id_volume=5100958

giovedì 13 giugno 2013

#Tudo o que sou não é mais do que abismo

"Tudo o que sou não é mais do que abismo
Em que uma vaga luz
Com que sei que sou eu, e nisto cismo,
Obscura me conduz.

Um intervalo entre não-ser e ser
Feito de eu ter lugar
Como o pó, que se vê o vento erguer,
Vive de ele o mostrar."
 
Fernando Pessoa

lunedì 20 maggio 2013

Elif Shafak, "La casa dei quattro venti", Rizzoli

Dicono che i gemelli siano inseparabili, due corpi per un’anima sola. Pembe e Jamila sono nate a tre minuti di distanza, nel piccolo villaggio curdo della Casa dei quattro venti. Jamila ha occhi verdi come l’edera, sogna di girare il mondo come i marinai e di svegliarsi ogni giorno in un porto diverso. Pembe è seria, posata, la sua risata è il rumore di due bicchieri che si toccano e le sue mani conoscono i segreti della vita e della morte. Da grande sarà una levatrice: quasi sacra, vivrà sospesa tra il mondo invisibile e quello visibile come la trama sottile di una ragnatela. E se Pembe resterà fino all’ultimo legata al villaggio e alla sua gente, Jamila andrà a Istanbul e poi a Londra, conoscerà l’amore e il tradimento, farà tre figli e troppi sbagli e alla fine tornerà nel luogo da cui era partita. Perché i destini di Pembe e Jamila si chiamano e si intrecciano fino a confondersi in quel disegno fragile e intricato che è la vita. Dopo lo straordinario successo della Bastarda di Istanbul, Elif Shafak ritorna con un nuovo grande romanzo ricco di magia e di sentimenti, di storie e di personaggi in bilico fra tradizione e modernità, tra la paura e una fortissima voglia di libertà.

http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/5703_la_casa_dei_quattro_venti_shafak.html

sabato 18 maggio 2013

Igort, "Quaderni ucraini"

I Quaderni ucraini sono la prima parte di un dittico consacrato ai paesi dell'ex Unione Sovietica. Ho trascorso in tutto quasi due anni tra Ucraina, Russia e Siberia, raccogliendo le parole dei testimoni e dei sopravvissuti di un passato terribile che oggi si trovano a essere gli smarriti protagonisti di un presente ancora più incerto.
In brevi capitoli, i ricordi degli ucraini, che ricostruiscono un periodo importante della storia del XX secolo e, spero, aiutino a meglio comprendere la situazione di un paese dove un presente inquietante si è sostituito alla terribile eredità staliniana, dove gli omicidi hanno preso il posto dei gulag e la corruzione dilaga.
Ho cercato un tono che lasciasse trasparire umanità e rispetto, dato che il racconto delle persone in carne e ossa che ho incontrato durante i suoi soggiorni nell'ex URSS era importante, mi pareva, di per sé. E' un libro partecipe che inevitabilmente finisce per cercare di rispondere - sulla base dell'esperienza quotidiana di quei mille invisibili protagonisti della storia che sono gli uomini e le donne comuni - alla domanda: a vent'anni dalla caduta del Muro cosa resta di questa feroce epopea fatta di grandi speranze e di immani tragedie collettive?
 
http://www.igort.com/books-available_quaderni.html

martedì 14 maggio 2013

lunedì 13 maggio 2013

#StevieWonder


Joe Kubert, "Fax da Sarajevo", Rizzoli Lizard

Nel 1945 abbiamo detto al mondo intero 'mai più'. Nel 1992 abbiamo dimenticato la nostra promessa. Il 1992 è stato l'anno in cui scoppiò la guerra a Sarajevo, in Bosnia. L'anno in cui il genocidio ha rivisitato il nostro pianeta. L'anno in cui Ervin Rustemagic e la sua famiglia si sono trovati intrappolati in una città sotto assedio... Ervin, agente artistico e uomo d'affari internazionale, era cresciuto a Sarajevo e per più di dieci anni aveva condotto il proprio lavoro da lì. Quando le granate e i colpi di cannone facevano a pezzi la città, il solo mezzo di comunicazione di Ervin con il mondo esterno era il suo fax, attraverso cui cominciò a spedire messaggi uno dopo l'altro. Messaggi faxati e rifaxati fra i molti clienti e amici di Ervin. Per Joe Kubert cliente e amico, questi fax erano una storia che si svelava, una storia di orrore, sdegno, crudeltà e barbarie. Facendo quello che ha fatto per anni, Joe ha messo la storia su carta. Il risultato è forse il culmine artistico di uno dei più grandi maestri del fumetto viventi. Malgrado tutto, una storia di speranza e di promessa. E una storia di guerra, una vera guerra, raccontata dal punto di vista di una vittima innocente. E' la storia di un sopravvissuto.


lunedì 6 maggio 2013

Folman, Polonsky, "Valzer con Bashir. Una storia di guerra", Rizzoli Lizard





ALL’ULTIMO FESTIVAL DI CANNES HA COMMOSSO E CONQUISTATO CRITICA E SPETTATORI COME FILM D’ANIMAZIONE DI DEVASTANTE POTENZA EMOTIVA. MA VALZER CON BASHIR È ANCHE UN’INDIMENTICABILE GRAPHIC NOVEL CHE RICOSTRUISCE, ATTRAVERSO L’ALTERNARSI SERRATO DI DOCUMENTI E TESTIMONIANZE, LA MEMORIA DI UNO DEGLI EPISODI PIÙ RACCAPRICCIANTI
DEL SECOLO APPENA TRASCORSO.

Beirut, 14 settembre 1982: il comandante capo delle Forze Libanesi Gemayel Bashir perde la vita in un attentato a opera di gruppi terroristi palestinesi. Due giorni dopo, i campi profughi di Sabra e Chatila vengono presi d’assalto dai più fanatici seguaci di Bashir, i falangisti cristiani, che vendicano la morte del proprio idolo trucidando centinaia di inermi palestinesi, tra cui donne, vecchi, bambini.
Ari Folman è un giovanissimo soldato dell’esercito israeliano, e il suo posto è tra i cerchi concentrici di militari che circondano il luogo della carneficina. Forse i razzi che hanno illuminato a giorno la ferocia dei falangisti sono partiti anche dalla sua postazione, ma lui non sa dirlo: vent’anni dopo nella sua testa non è rimasto un solo ricordo, né della notte del massacro, né dei combattimenti che l’hanno preceduta. Sarà l’incubo ricorrente di un amico a spingerlo verso i racconti e le testimonianze dei protagonisti dell’epoca, nel doloroso tentativo di riportare in vita la memoria di quei giorni terribili.
Valzer con Bashir è il resoconto profondo e sofferto – ma non per questo meno lucido – di uno dei momenti più atroci della nostra storia, il risultato di un approccio delicato, originale, alle assurdità della guerra.

http://lizard.rcslibri.corriere.it/libro/2912_valzer_con_bashir_folman_polonsky.html

lunedì 29 aprile 2013

Guy Delisle, "Cronache di Gerusalemme", Rizzoli Lizard, 2012

Agosto 2008: un volo notturno porta Guy Delisle a Gerusalemme, dove il fumettista e la sua famiglia trascorreranno un anno della propria vita per dare modo a Nadège, la compagna di Guy, di partecipare a una missione di Medici Senza Frontiere. Vivranno a Beit Hanina, un quartiere nella zona est della città che sin dalla prima passeggiata si mostrerà, in tutta la sua desolazione, decisamente diverso dalla Gerusalemme propagandata dalle guide turistiche; e si destreggeranno più o meno goffamente in una quotidianità fatta di checkpoint e frontiere – teatro di perquisizioni e infiniti quanto surreali interrogatori –, delle mille sfumature di laicità e ultraortodossia, di tensioni feroci e contrasti millenari, e della disperata speranza, della rabbia e della frustrazione del popolo palestinese, in lotta ogni giorno contro l’occupazione, devastato dall’atrocità di un attacco (la tristemente nota Operazione Piombo Fuso) di cui l’autore si trova a essere basito spettatore. Una quotidianità condizionata dunque da grandi questioni, eppure fatta, come ogni altra, di piccoli momenti, narrati con stile impeccabile e travolgente potenza espressiva dall’autore di Pyongyang, Cronache birmane e Shenzen.

http://lizard.rcslibri.corriere.it/libro/5730_cronache_di_gerusalemme_delisle.html

#hippocampus

...ed i cavallucci marini che fluttuavano nel cielo

martedì 23 aprile 2013

PERSEPOLIS (Marjane Satrapi)

Murakami Haruki, "La ragazza dello Sputnik", Einaudi, 2013

(Traduzione di Giorgio Amitrano)

Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar.

***

Sumire è una ragazza impulsiva, disordinata, generosa, con il mito di Kerouac e della scrittura. Myu è una donna matura, sposata, molto ricca e molto bella. Sumire ama Myu come non ha mai amato nessun ragazzo. E Myu parrebbe provare lo stesso sentimento, ma uno schermo invisibile sembra separarla dal sesso, e forse dal mondo. Riusciranno a incontrarsi o si perderanno senza lasciare traccia come lo Sputnik, condannato a vagare nello spazio per sempre? A raccontarci la storia è un giovane senza nome, prima studente, poi maestro elementare, innamorato di Sumire innamorata di Myu. E così i destini dei nostri tre protagonisti s'inseguono ma non si congiungono mai, simili a satelliti alla deriva per l'eternità.

mercoledì 17 aprile 2013

giovedì 11 aprile 2013

Alicia Giménez-Bartlett, "Exit", Sellerio, 2012


Traduzione dallo spagnolo di Maria Nicola

Una villa lussuosa, sei ospiti che si incontrano per la prima volta. Un’estate da trascorrere assieme, come in una danza felice, incalzante e finale. Il romanzo forse più coraggioso e irriverente di Alicia Giménez-Bartlett, una delicata lezione di libertà, una commedia letteraria e provocatoria, di dolce ed euforica malinconia.

Exit è una villa di campagna immersa nella natura. Un giardino lussureggiante, stanze e saloni arredati con gusto, quadri antichi, candelabri sul caminetto, lucenti cassettoni sui soffitti. Qui, nell’annuncio abbagliante della calura estiva, uno alla volta arrivano gli ospiti.
Due giovani donne: Clarissa, fragile e intensa; l’elegante Pamela, bella quanto caustica. Il finanziere Finn, uomo raffinato e colto, eccellente conversatore. La vedova Tevener, una signora con i capelli rossi allegra e sensuale. Il signor Ottosillabo, macchinista ferroviere, il poeta Léonard, capelli a spazzola e sguardo penetrante, sempre capace di provocare gli altri. In poco tempo diventeranno intimi e amici, pronti a vivere e a dissolversi nel gioco del destino e della passione.
Gli ospiti sono stati accolti da due medici in camice bianco e dall’infermiera Matea, specializzata in psicologia, che prepara cene e pranzi squisiti. Sottili fette di roast beef, uova e salsicce, scintillanti frittate, teglie con pasticci di carne e formaggio, aringhe affumicate e cestini traboccanti d’uva. La musica accompagna il passare del tempo, tra canzoni tzigane e boleri, sonate al chiaro di luna e contagiose melodie jazz.
Tutti insieme, gli ospiti, i medici e l’infermiera, condividono colazioni e banchetti, passeggiate, escursioni, chiacchiere e battibecchi.
Ma a cosa si stanno preparando, e perché hanno deciso di trascorrere in questo modo il loro tempo? Ciascuno, per motivi differenti, deve inventarsi una fine, un’uscita di emergenza. E ha scelto di farlo lì, nei giardini di Exit, l’unico luogo al mondo in cui si può salutare la vita con l’emozione e la meraviglia di un sensuale sogno estivo.

http://www.sellerio.it/it/catalogo/Exit/Gimenez-bartlett/5304

giovedì 4 aprile 2013

Murakami Haruki, "A sud del confine, a ovest del sole", Einaudi, 2013

Traduzione di Mimma De Petra
Traduzione di Antonietta Pastore
 
Non sarai solo per sempre. Hajime ha dodici anni quando lo intuisce per la prima volta stringendo la mano di Shimamoto, una compagna di classe. È in quell'istante che scopre che la somma di due solitudini, a volte, dà l'inatteso risultato di un amore piú forte del tempo.
La grazia incantata di questa delicata storia d'amore ha fatto di A sud del confine, a ovest del sole uno dei romanzi piú celebrati di Murakami Haruki, un distillato purissimo della sua poesia.

Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lí dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di piú: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo.
Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppía esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà.
Torna in libreria, in una traduzione completamente rivista, uno dei romanzi piú amati di Murakami Haruki: un'opera malinconica e romantica, una storia di raffinata delicatezza, in cui l'esplorazione dei piú diafani movimenti dell'anima riesce a descrivere l'universale, umanissimo conflitto tra necessità e desiderio, destino e libertà.

***

«Il piú realista dei romanzi di Murakami e forse anche il piú emozionante».

«Boston Globe»

***

«Un libro bello e saggio pieno di verità nascoste».

«The New York Times»

http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/a-sud-del-confine-a-ovest-del-sole/978880620623

sabato 30 marzo 2013

martedì 19 marzo 2013

Una storia zen: il monaco, il ladro e la luna

Ryōkan, un maestro di Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna.
Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare.
Ryokan tornò e lo sorprese. «Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare,»
disse al ladro «e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo».
Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.
Ryōkan si sedette, nudo, a contemplare la luna. «Pover’uomo,» pensò «avrei voluto potergli dare questa bella luna».
Immagine di Ohara Koson (1877-1945)

http://www.bibliotecagiapponese.it/2013/03/12/una-storia-zen-il-monaco-il-ladro-e-la-luna/

martedì 5 marzo 2013

Mario Vargas Llosa, "Pantaleón e le visitatrici", Einaudi, 2007

Contributi di Vargas Llosa Mario
Traduzione di Morino Angelo
«All'inizio volevo raccontare questa storia seriamente. Ho scoperto che era impossibile. È stata un'esperienza liberatoria, che mi ha rivelato le possibilità del gioco e dell'umorismo in letteratura». 
Mario Vargas Llosa

Dalle guarnigioni sparse nella giungla amazzonica, affogata nella sua umida e sensuale calura, giunge un grido d'allarme: la truppa si abbandona allo stupro. Gli alti comandi decidono di rimediare istituendo un servizio di «soddisfazione della carne»: le visitatrici, discrete presenze finanziate dall'esercito. Il capitano Pantaleón, scrupoloso esecutore di ordini, è incaricato della missione. E il Servizio delle visitatrici diventa il congegno piú efficiente di tutto l'esercito peruviano... Uscito nel 1973, divenuto un film nel 1975, pubblicato in Italia nel 1987, Pantaleón e le visitatrici ha la vis di una macchina comica e la logica perfetta di un poema epico. Un romanzo che immerge il lettore in un paesaggio esotico ma familiare e che riesce a mostrare, fra le pieghe dello scherzo, il ghigno della violenza, dell'arbitrio, l'intrinseca insensatezza di un mondo «totalitariamente amministrato». 


http://www.einaudi.it/libri/libro/mario-vargas-llosa/pantale-n-e-le-visitatrici/978880618026 

sabato 23 febbraio 2013

#mentredormi



...adesso vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare

giovedì 21 febbraio 2013

#ninaforever


21 febbraio 1933 a Tryon nasceva Eunice Kathleen Waymon, Nina Simone

Nina Simone "Wild is the wind"


#DFW

«La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te»
(David Foster Wallace, "Infinite Jest")

lunedì 11 febbraio 2013

"La bella di Buenos Aires", Manuel Vázquez Montalbán, Feltrinelli, 2013


(Traduzione: Hado  Lyria)
In breve
A dieci anni dalla sua scomparsa, torna Manuel Vázquez Montalbán con uno strepitoso romanzo inedito della serie Carvalho.
Il libro
Una ragazza bonaerense bellissima, destinata a diventare l’Emmanuelle argentina, fugge in Spagna inseguita dai militari. Anni dopo, il cadavere di una barbona assassinata viene ritrovato a Barcellona. Carvalho, insieme al fidato Biscuter, dovrà chiarire inquietanti misteri che coinvolgono il giudice Garzón, l’ispettore-semiologo Lifante, tutta una serie di emarginati e un nucleo di alleanze segrete tra diversi stati. La Barcellona crepuscolare del Barrio Chino sta ormai diventando la città del design mentre, un po’ dappertutto, nuovi cadaveri spuntano come funghi velenosi. E, sempre presente, il tango. Inedito eccellente, quasi un prologo al Quintetto di Buenos Aires, ritroviamo qui personaggi, stile e temi ricorrenti nell’opera di Manuel Vázquez Montalbán, come la buona cucina, la figura di Pepe antieroe sexy, o il Biscuter consigliere-intellettuale-modernizzatore.
http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5100670

venerdì 8 febbraio 2013

#il più bello dei mari

« Il più bello dei mari
 è quello che non navigammo.
 Il più bello dei nostri figli
 non è ancora cresciuto.
 I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.
 E quello che vorrei dirti di più bello
 non te l'ho ancora detto »

(Nazim Hikmet, "Il più bello dei mari")

lunedì 28 gennaio 2013

"A sarà düra! Storie di vita e di militanza no tav", a cura del Centro sociale Askatasuna

Da oltre un decennio, pressoché l’intera comunità della Val di Susa è mobilitata per impedire la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità. In contrapposizione a media, partiti politici, forze dell’ordine e magistratura, un grande movimento di massa non cessa di crescere e, iniziativa dopo iniziativa, consolida la consapevolezza di poter vincere.
I militanti e le militanti del Centro sociale Askatasuna – insieme ad Alberto Perino, Lele Rizzo, Giorgio Rossetto, Nicoletta Dosio, Mario Cavarnia e molti altri protagonisti della lotta no tav – raccontano le ragioni di un movimento che ha saputo costruire una diversa cooperazione sociale, produrre un’altra scienza, un sapere alternativo, una coscienza capace di tradursi in resistenza di massa.
Oggi, il movimento No Tav interpella il senso di alcune parole della politica, declinandole con nuovi significati: cos’è un’«istituzione», quando essa assume il volto della repressione di un’intera comunità? Cos’è la «democrazia», quando il parere del «maggior numero» viene del tutto ignorato? Cos’è lo «sviluppo», quando l’infrastruttura proposta è mera speculazione? Cosa sono le «risorse», quando il Tav appare come un gigantesco e insensato consumo di risorse naturali?
Per le popolazioni della valle di Susa nel conflitto no tav è anzitutto in gioco un diverso modello di società, di economia e di politica. Un modello che già vive dentro le forme di una soggettività radicale e massificata che diventa punto di riferimento e proposta di metodo per un nuovo agire sociale e politico.

Un Assaggio

Non per principio, ma per la vita e l’esistenza stessa di un territorio, in Val di Susa ci si mobilita da più di un decennio per impedire la costruzione di una linea ferroviaria ad Alta Velocità. Si tratta di una comunità che ha consolidato un movimento di massa; contemporaneamente, la lotta no tav sta trasformando la comunità. Sono qui raccolte e presentate riflessioni e vissuti che provano a raccontare questa esperienza. Si vuole far conoscere il movimento osservandolo dal suo interno e allo stesso tempo ragionare sulle difficoltà e sulle possibilità future. In Val di Susa sta accadendo qualcosa di nuovo e inaspettato. In contrapposizione a quanto impongono media, partiti politici, forze dell’ordine, industriali, amministratori delegati delle imprese, cooperative di costruzione e magistratura, un movimento di massa cresce, confligge e, iniziativa dopo iniziativa, consolida la consapevolezza di poter vincere. Si tratta di un processo sovversivo perché cambia le aspettative, i comportamenti, concretizza una nuova legittimità e instaura diversi rapporti di forza. Alcuni protagonisti di queste lotte, come in un’assemblea, prendono qui la parola e intervengono sulle peculiarità e sulle prospettive di un movimento che progetta e costruisce per sé una diversa cooperazione sociale. Sono legami umani, sociali e politici che si radicano concretamente tra la popolazione di un territorio, caratterizzati e finalizzati a costruire e diffondere una contrapposizione, attiva e partecipata. Credenze, esperienze, saperi, scienza altra, coscienza antagonista e resistenza popolare si amalgamano e costruiscono una nuova cultura di parte che potenzia e motiva la lotta, modi di ragionare e di essere che insieme definiscono un punto di vista collettivo che sa contrapporsi, tenere e maturare. La contrapposizione è netta, definita, sostanziale. Questo consolida un’unità effettiva di intenti che lega e coinvolge soggettività anche molto diverse – le differenze convivono, si rispettano e si sostengono trovando possibilità per esprimersi e confrontarsi, definirsi con più solidità – ciò costituisce la forza del movimento che così si è esteso e ha espresso continuità. Proprio per queste sue caratteristiche il conflitto no tav preoccupa chi si ritiene padrone delle istituzioni. Il conflitto sociale è da questi considerato il virus da isolare e annientare perché la sua diffusione propone un’alternativa realizzabile al sistema di dominio attuale che, per garantire grandi profitti per pochi, sviluppa solo crisi, impoverimento e distruzione insensata di risorse collettive. Per le popolazioni della Val Susa il persistere del conflitto sociale genera una possibile alternativa concreta, che costruisce una diversa ricchezza: la formazione di una soggettività antagonista radicata e massificata, che diventa punto di riferimento e proposta di metodo per un nuovo agire sociale e politico. Costruisce un nuovo destino. Presentiamo in questo libro un percorso in-concluso, anzi potremmo dire che siamo ancora ai prolegomeni di una ricerca artigianale, che si differenzia e contrappone alle fabbriche, alle imprese istituzionali che producono merce-informazione, merce-conoscenza e merce-scienza per sostenere logiche di consenso per il sistema, accumulazione di denaro e privilegi. Si propone di iniziare delle attività per la costruzione di saperi utili per qualcosa come una trasformazione radicale dell’esistente. Si tratta di produrre armi necessarie per poterci muovere e per combattere politicamente nel territorio sociale. Sono dei testi in-conclusi che hanno l’ambizione non solo di essere letti, ma di essere usati da chiunque pensi o sogni un altro mondo diverso da quello plasmato dal capitalismo. Ragionamenti collettivi per fornire degli strumenti da maneggiare, utilizzare, criticare e perfezionare, non per accattivare, non per propagandare o esibire cultura. Teoria per e nella prassi.

lunedì 21 gennaio 2013

Claudia Piñeiro, "Betibù", Feltrinelli, 2012




(Traduzione: Pino  Cacucci)


“Quello di Claudia Piñeiro è un modo raffinato di utilizzare un genere popolare per parlare soprattutto, d'altro” La Stampa

La vita del lussuoso Country Club “La Maravillosa”, quartiere chiuso e controllato da severe misure di sicurezza, è sconvolta da un delitto: Pedro Chazarreta è stato trovato con la gola tagliata e un coltello in mano. Suicidio? I dubbi sono molti, in questo un microcosmo dove sembra sia obbligatoria la serenità, se non proprio la felicità; un giornale si ostina a voler approfondire, incaricando delle indagini Nurit, detta Betibú, scrittrice, considerata la “dama nera” delle lettere argentine, e un giovane cronista inesperto. I due sono affiancati da Jaime Brena, un giornalista più navigato, messo da parte perché considerato anziano; insieme formano un’improbabile ma riuscitissima squadra d’investigazione. Pian piano il mistero si infittisce, i tre scoprono che la morte di Chazarreta è legata ad altre morti, apparentemente accidentali, di alcuni suoi vecchi compagni di scuola, uniti forse da un oscuro passato. E ora qualcuno sembra essersi preso il disturbo di vendicare quest’antica hybris. Chi si nasconde dietro questa intricata faccenda? Claudia Piñeiro, già apprezzata in Italia per lo straordinario thriller Tua, torna con Betibú: una storia incalzante in cui dispiega tutto il suo talento narrativo.
 
http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5100700

martedì 8 gennaio 2013

AA.VV. "Racconti gastronomici", Einaudi, 2012

A cura di Laura Grandi
A cura di Stefano Tettamanti

«Mai come oggi si è parlato tanto di cibo. Non esiste mezzo di comunicazione (di massa e anche meno) che non apparecchi il suo angolino del gusto (...) La letteratura, comunque, ha preceduto tutti. Non solo perché è essa stessa nutrimento (della mente, dell'anima e del corpo) ma perché da millenni gli scrittori di romanzi e di racconti non smettono di dar da mangiare e da bere ai loro personaggi (...) Gli scrittori nutrono i loro personaggi d'invenzione perché questi nutrano i lettori reali, in polpa, ossicini e nervetti».

Racconti gastronomici (a cura di Laura Grandi e Stefano Tettamanti)

***

La ricetta è semplice. Prendete alcuni tra i piú grandi scrittori di tutti i tempi. Mescolate la dolcezza di un tetto di marzapane con i morsi della fame di un bambino per le strade di Mosca; la sensualità dei maccheroni alla chitarra con la golosità di una piccola peste che vorrebbe essere Billy the Kid; la pericolosa magia di un «tesoro» passato di madre in figlia con l'intelligenza strabiliante di un reportage dalla fiera dell'aragosta. Aggiungete il potere della letteratura, capace di spalancare mondi partendo dal sapore di una semplice madeleine.
Imbanditi davanti a voi, trentanove racconti magistrali, che parlando di fame e di cibo toccano l'essenza stessa del piacere di vivere.
Perché, come dice Joseph Conrad, il proposito di un libro sulla cucina «è uno e inequivocabile. Accrescere la felicità degli esseri umani».
Adamo ed Eva si giocarono il paradiso per una mela, Esaú vendette la sua primogenitura per un piatto di lenticchie. Da sempre gli scrittori danno da mangiare e da bere ai propri personaggi, perché questi a loro volta nutrano i lettori: i pranzi serviti sulla pagina disvelano, come per incanto, la visione del mondo di chi si mette a tavola. Forse per questo, come dice Aldo Buzzi, lo scrittore che non parla mai di cibo «ispira diffidenza, come se mancasse di qualcosa di essenziale». E gli scrittori presenti in questa antologia parlano di cibo nelle maniere piú diverse. C'è chi come Roald Dahl ci illumina sull'imprevedibile utilità di un cosciotto d'agnello quando finisce un matrimonio. Chi, come David Sedaris, commenta con arguzia irresistibile la sparizione dei ristoranti «normali» a New York, città in cui si serve «il pesce crudo annegato nel cioccolato ». Chi, come Guy de Maupassant, racconta di un giovane italiano che su un treno per la Francia sazia la sua fame grazie a una puerpera. Chi, come Katherine Mansfield, descrive l'infrangersi dell'innocenza di una ragazzina subito dopo un delizioso party in giardino. O chi, come Piero Chiara, nell'invenzione del «fungotrifola » condensa mirabilmente la forza immaginifica della scrittura, il suo saper cogliere e restituire il sapore della vita. Perché se mangiare è un bisogno primario, nutrire lo spirito è la tensione sorgiva della letteratura, e le storie qui raccolte - curiose, commoventi, intense - rappresentano l'esito di questa brama inestinguibile.

http://www.einaudi.it/libri/libro/aa-vv-/racconti-gastronomici/978880621351