sabato 22 novembre 2014

Paolo Benvegnù - Il Mare Verticale

Come scavare a mani nude nella terra
Per sentire il sangue mescolarsi con la pioggia
Cauterizzare le ferite vivere per il solo senso che ha
Come nuotare in un oceano congelato
Per sentire il cuore che ti esplode dentro il petto
Vivere per immaginare per percepire il solo senso che ha
Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino
Perché non sono in grado di comprenderle
Essere deboli in un mare verticale
Sentire quanto i rischi possano aumentare
E odiare per sentirsi vivi
Per percepire il solo senso che ha
E improvvisamente ritornare primitivi
Essere comici e tornare primitivi
E bere il sangue del nemico solo per gustarne la diversità
Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino
Perché non sono in grado di comprenderle
Io lascio che le cose passino e si sfiorino senza toccarsi
 

giovedì 13 novembre 2014

David Foster Wallace, "Infinite Jest", Einaudi, 2006

(Traduzione di Edoardo Nesi)
Infinite Jest è un'opera davvero spettacolare, capace di intossicarvi con la sua comicità e la sua inesauribile inventiva, ma anche di disintossicarvi con pagine di profonda e lucida tristezza.

Jonathan Franzen


In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l'intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Le droghe sono diffuse ovunque, come una panacea alla noia e alla disperazione. Finché sul mercato irrompe un film misterioso, Infinite Jest, cosí appassionante e ipnotico da cancellare in un istante ogni desiderio se non quello di guardarne le immagini all'infinito, fino alla morte. Nella caccia che si scatena attorno a questa che è la droga perfetta finiscono coinvolti i residenti di una casa di recupero per tossicodipendenti e gli studenti di un'Accademia del Tennis; e ancora imbroglioni, travestiti, artisti falliti, giocatori di football professionistico, medici, bibliofili, studiosi di cinema, cospiratori. DFW costruisce una vera e propria enciclopedia dei nostri tempi, e ci regala un'opera insieme universale e profondamente generazionale, una autentica nuova commedia umana.

Questo libro straordinario ha cambiato la struttura, il linguaggio e l'uso dell'ironia nella narrativa americana.
Fernanda Pivano


Come indica il titolo, il tema centrale del romanzo è che noi americani - ma a questo punto il pianeta tutto - ci incateniamo al divertimento fino alla morte. Si ride molto, ma l'abilità di Foster Wallace è riuscire a fare di Infinite Jest una narrazione che va ben oltre la letteratura ironica. Questo libro è molto piú di una barzelletta interminabile: è un capolavoro.
Jay McInerney


Lo splendore straziante di Infinite Jest consiste proprio in questo: che dopo aver sfoggiato tanto talento lo scrittore fa sentire il sospiro della inconsolabile tristezza che compete entrambi, lui e il lettore.
Tommaso Pincio


Infinite Jest è un'opera colossale sull'America e sui suoi bisogni, sulla dipendenza, sulla perdita, sul desiderio. In Infinite Jest DFW reimmagina ex novo il romanzo e lo ricrea, scoprendone ancora una volta tutta la grandiosità e la mostruosa potenza.
Rick Moody

(http://www.einaudi.it/libri/libro/david-foster-wallace/infinite-jest/978880617872)

sabato 13 settembre 2014

Vikas Swarup, "I sei sospetti", Guanda

 (Traduzione di Seba Pezzani)

Vicky Rai l’ha fatta franca un’altra volta. Grazie all’intervento del padre, il potente ministro dell’Interno dell’Uttar Pradesh, è stato assolto dall’accusa di aver assassinato la giovane barista Ruby Gill e ha deciso di festeggiare la buona notizia nella sua splendida villa vicino a Delhi. Ma cinque minuti dopo la mezzanotte le luci si spengono e un colpo di pistola uccide il padrone di casa. La polizia individua sei sospetti, ciascuno con un’arma, un movente e l’opportunità di sparare a Vicky Rai: un ingenuo aborigeno in cerca di una pietra sacra rubata alla sua tribù, una stella di Bollywood che non perde occasione per citare Nietzsche e Sartre, un funzionario in pensione posseduto dallo spirito del Mahatma Gandhi, un ladro di telefonini finito in un guaio più grosso di lui, un giovane texano venuto in India per trovare moglie e, infine, il padre stesso di Vicky, a cui il figlio aveva soffiato un’amante. A indagare sul caso c’è anche il giornalista Arun Advani, pronto a scavare nel passato per ripercorrere le traiettorie che hanno fatto convergere i sei indagati nel giardino di casa Rai.
Sei protagonisti che offrono uno spaccato della società indiana, sei trame i cui fili si inseguono per tutto il paese, dalle baraccopoli di Delhi alle montagne del Kashmir, dalle comunità di eunuchi di Varanasi ai lussuosi ritrovi dei nuovi ricchi.

http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=6712&titolo=I+SEI+SOSPETTI

giovedì 7 agosto 2014

mercoledì 6 agosto 2014

Alain Mabanckou, "Zitto e muori", 66thand2nd

(traduzione di Federica Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco)

Approdato nella capitale francese con il falso nome di José Montfort, il venticinquenne congolese Julien Makambo viene preso sotto l’ala protettrice del connazionale Pedro, che lo introduce, tra mestieri illeciti e monolocali affollati, nella suburbia parigina. Gli affari vanno a gonfie vele finché Pedro non decide di coinvolgerlo in una missione misteriosa. E così, un venerdì 13, Julien si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato: rue du Canada, XVIII arrondissement, accanto al corpo senza vita di una ragazza bionda, precipitata da uno degli appartamenti che affacciano sulla strada. Makambo fugge dal luogo dell’omicidio, ma qualcuno ha notato la figura di un giovane nero con un elegante completo verde elettrico, e per lui cominciano i guai. Zitto e muori è al contempo il diario di una fuga e un’esplorazione dell’universo clandestino che anima le notti segrete della Ville Lumière.

http://www.66thand2nd.com/libri/93-zitto-e-muori.asp

consiglio la lettura della recensione di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto quotidiano:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/29/alain-mabanckou-noir-allafricana/727477/

sabato 12 luglio 2014

Canção do Engate, António Variações



é tempo de lembranças

Nando Reis, Luz antiga



Eu só queria que você cuidasse
Um pouco mais de mim
Como eu cuido de você
Cuidar é simplesmente olhar
Prum mundo que você não vê
Pra medir o amor não existe cálculo
Um mais um pode não ser dois
Sentir a sua liberdade
Desejo que não é sonho é mera ilusão
Se não sabe
Se afaste de mim
Mas se ainda cabe
Me abrace, enfim
Só ligue se tiver vontade
Só venha se quiser me ver
Mentir é pura vaidade
De quem precisa se esconder
Será que eu vejo apenas o que você não vê?
Eu não entendo como você não pode perceber
Que eu não sei mais, eu não sei mais
Eu não sei mais, eu não sei mais
Eu não sei mais o que fazer
O sangue é o rio que irriga a carne
A alma é a margem e o contorno
É luz antiga ao fim da tarde
Essa saudade sem socorro
Se não sabe
Se afaste de mim
Mas antes que seja tarde
Nos salve do fim

venerdì 4 luglio 2014

José Luis Correa "La traccia della sirena", Del Vecchio Editore, 2014


                                 Traduzione: Carlo Alberto Montalto                     Las Palmas, nuova avventura di Ricardo Blanco, detective a Gran Canaria: il corpo smembrato di una ragazza viene rinvenuto sulla costa di La Laja. Unici indizi: un tatuaggio e una collana.
Blanco si trova a dipanare un’intricata matassa di eventi legati al mondo della prostituzione e del traffico di droga, ci trascina con lui nel vorticoso brulicare di personaggi e ambienti oscuri e misteriosi. Com’è tipico del classico romanzo hard–boiled spennellato di
contemporaneo humour nero, José Luis Correa ci presenta la Isla de Gran Canaria come mai l’avevamo vista prima, inquadrandone i lati bui e ravvivando il fascino del quotidiano, in un’esplosione di luci e di suoni di voci e di colori che di volta in volta evidenziano la forza di sentimenti, passioni e paure. Passo dopo passo, tratteggiando un’umanità varia e autentica, tra feste, ricorrenze, canzoni, fughe e inseguimenti, Correa ci lascia accompagnare il suo ironico e tagliente detective nelle indagini sul colpevole. Sobbalziamo accanto a lui nella sua Volkswagen e lo seguiamo con il fiato sospeso nella scoperta della verità, che non è mai così luminosa come si vorrebbe.
                                 http://www.delvecchioeditore.com/libro/cartaceo/78/la-traccia-della-sirena   

giovedì 19 giugno 2014

Cássia Eller - Lanterna dos Afogados



Quando tá escuro
E ninguém te ouve
Quando chega a noite
E você pode chorar
Há uma luz no túnel
Dos desesperados
Há um cais de porto
Pra quem precisa chegar
Eu tô na lanterna dos afogados
Eu tô te esperando
Vê se não vai demorar
Uma noite longa
Pra uma vida curta
Mas já não me importa
Basta poder te ajudar
E são tantas marcas
Que já fazem parte
Do que eu sou agora
Mas ainda sei me virar
Eu tô na lanterna dos afogados
Eu tô te esperando
Vê se não vai demorar
Uma noite longa
Pra uma vida curta
Mas já não me importa
Basta poder te ajudar
Eu tô na lanterna dos afogados
Eu tô te esperando
Vê se não vai demorar

martedì 10 giugno 2014

Kōbō Abe, "La donna di sabbia", Guanda, 2012

(Traduttore Ricca Suga A.)

In una calda giornata di agosto il professor Niki Junpei, entomologo dilettante, raggiunge un villaggio di pescatori sulla costa giapponese nella speranza di identificare un nuovo esemplare di insetto a cui dare il proprio nome. La sua vacanza, però, assume ben presto i contorni di un incubo: fatto prigioniero dagli abitanti del paese, viene trasferito nella casa di una giovane vedova, sul fondo di una profonda fossa di sabbia. Superati lo stupore e la rabbia iniziali, Junpei scopre la verità: il villaggio vive nell'angoscia di essere inghiottito dalle dune ed è proprio per fermare la minaccia che vengono scavate quelle fosse immense. Junpei non deve fare altro che sostituire il marito della donna, morto da poco. Tra i due si sviluppa un rapporto carico di silenzi, segreti, inganni e, presto, di un disperato, violento erotismo. Kòbò Abe descrive un'allucinata lotta per la riconquista della libertà, perché la sabbia, a differenza dell'acqua in cui si può nuotare, "imprigiona le persone e le uccide sotto il suo peso".

Caetano Veloso, "Fora da ordem"



Vapor barato
Um mero serviçal
Do narcotráfico
Foi encontrado na ruína
De uma escola em construção...
Aqui tudo parece
Que era ainda construção
E já é ruína
Tudo é menino, menina
No olho da rua
O asfalto, a ponte, o viaduto
Ganindo prá lua
Nada continua...
E o cano da pistola
Que as crianças mordem
Reflete todas as cores
Da paisagem da cidade
Que é muito mais bonita
E muito mais intensa
Do que no cartão postal...
Alguma coisa
Está fora da ordem
Fora da nova ordem
Mundial...
Escuras coxas duras
Tuas duas de acrobata mulata
Tua batata da perna moderna
A trupe intrépida em que fluis...
Te encontro em Sampa
De onde mal se vê
Quem sobe ou desce a rampa
Alguma coisa em nossa transa
É quase luz forte demais
Parece pôr tudo à prova
Parece fogo, parece
Parece paz, parece paz...
Pletora de alegria
Um show de Jorge Benjor
Dentro de nós
É muito, é grande
É total...
Alguma coisa
Está fora da ordem
Fora da nova ordem
Mundial...
Meu canto esconde-se
Como um bando de Ianomâmis
Na floresta
Na minha testa caem
Vem colocar-se plumas
De um velho cocar...
Estou de pé em cima
Do monte de imundo
Lixo baiano
Cuspo chicletes do ódio
No esgoto exposto do Leblon
Mas retribuo a piscadela
Do garoto de frete
Do Trianon
Eu sei o que é bom...
Eu não espero pelo dia
Em que todos
Os homens concordem
Apenas sei de diversas
Harmonias bonitas
Possíveis sem juízo final...
Alguma coisa
Está fora da ordem
Fora da nova ordem
Mundial.

sabato 31 maggio 2014

Murakami Haruki, "L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio", 2014, Einaudi


(Traduzione di Antonietta Pastore)

Quando vieni tradito dagli unici amici che hai, quando all'improvviso le persone piú care ti voltano le spalle senza una spiegazione, nel tuo cuore si spalanca un abisso dentro il quale è facile precipitare. Tazaki Tsukuru ha convissuto con il dolore di quell'abbandono per troppo tempo. Dopo sedici anni capisce che non può nascondersi per sempre: deve rintracciare gli amici della giovinezza e scoprire il motivo di quel gesto. Ma piú di tutto deve scoprire chi è veramente Tazaki Tsukuru. Il nuovo romanzo di Murakami Haruki è una meditazione sulla natura della felicità, sull'amicizia e il desiderio. Sul prendere coscienza di una cosa: che iniziamo a vivere davvero soltanto quando iniziamo a morire un po'.

A Nagoya abitano cinque ragazzi, tre maschi e due femmine, che tra i sedici e i vent'anni vivono la piú perfetta e pura delle amicizie. Almeno fino al secondo anno di università, quando uno di loro, Tazaki Tsukuru, riceve una telefonata dagli altri: non deve piú cercarli. Da quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li vedrà mai piú: non ci saranno mai piú ore e ore passate a parlare di tutto e a confidarsi ogni cosa, mai piú pomeriggi ad ascoltare la splendida Shiro suonare Liszt, mai piú Tsukuru avrà qualcuno di cui potersi fidare. Il dolore è cosí lacerante che nel cuore del ragazzo si spalanca un abisso che solo il desiderio di morire è in grado di colmare. Dopo sei mesi trascorsi praticamente senza mangiare né uscire di casa, nelle tenebre di un'infelicità senza desideri, Tzukuru torna faticosamente alla vita ma scopre di essere cambiato. Non solo nel fisico - piú magro, dai lineamenti piú duri e taglienti - ma anche, soprattutto, nell'animo. Ancora oggi, quando ormai ha trentasei anni, continua a vivere con l'ombra di quel rifiuto che lo accompagna sempre, come una musica che resta sospesa nell'aria anche quando non c'è piú nessuno a suonarla. L'incontro con Sara, che intuisce l'inquietudine nascosta dietro l'apparente ordinarietà di Tsukuru, sarà l'occasione per rispondere a quelle domande che per sedici anni l'hanno ossessionato ma che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Se con 1Q84 Murakami Haruki aveva allestito un intero universo, con L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio l'universo che costruisce è quello infinitamente piccolo, ma non per questo meno grandioso, del cuore di un uomo. Con L'incolore Tazaki Tsukuru, accolto in Giappone come un evento non solo letterario, Murakami regala al lettore quello che forse è il suo romanzo piú complesso, profondo, eppure allo stesso tempo delicato, capace di illuminare i momenti piú bui della vita di ognuno. Non sono verità facili o consolanti, quelle che propone Murakami: ma forse proprio per questo sono ancora piú preziose.

***

«L'incolore Tazaki Tsukuru ricorda Norwegian Wood, ma ne è anche un'evoluzione. È un romanzo ambizioso, un punto di svolta nel percorso di Murakami».

«Asahi Shimbun»

http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/l-incolore-tazaki-tsukuru-e-i-suoi-anni-di-pellegrinaggio/978880621977 

mercoledì 7 maggio 2014

#Frida... io c'ero!


Dal 20 Marzo 2014 al 31 Agosto 2014
Roma
Luogo: Scuderie del Quirinale
Curatori: Helga Prignitz-Poda
Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9.50, studenti € 4
Telefono per informazioni: +39 06 39967500

Comunicato Stampa: Alle Scuderie del Quirinale una grande mostra sull'artista messicana Frida Kahlo (1907-1954), simbolo dell'avanguardia artistica e dell'esuberanza della cultura messicana del Novecento.  

Clicca qui per le foto della mostra

Non vi è dubbio che il mito formatosi attorno alla figura e all'opera di Frida Kahlo (1907-1954) abbia ormai assunto una dimensione globale; icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, marchio di culto del merchandising universale, seducente soggetto del cinema hollywoodiano, Frida Kahlo si offre alla cultura contemporanea attraverso un inestricabile legame arte-vita tra i più affascinanti nella storia del XX secolo. Eppure i suoi dipinti non sono soltanto lo specchio della sua vicenda biografica, segnata a fuoco dalle ingiurie fisiche e psichiche subite nel terribile incidente in cui fu coinvolta all'età di 17 anni. La sua arte si fonde con la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali che portarono alla Rivoluzione messicana e che ad essa seguirono.
Fu proprio lo spirito rivoluzionario che portò alla rivalutazione del passato indigeno e delle tradizioni folkloriche, intesi come insopprimibili codici identitari generatori di un'inedita fusione tra l'espressione del sé e il linguaggio, l'immaginario, i colori e i simboli della cultura popolare messicana. Allo stesso tempo Frida è un'espressione dell'avanguardia artistica e dell'esuberanza culturale del suo tempo e lo studio della sua opera permette di intersecare le traiettorie di tutti i principali movimenti culturali internazionali che attraversarono il Messico del suo tempo: dal Pauperismo rivoluzionario all'Estridentismo, dal Surrealismo a quello che decenni più tardi avrebbe preso il nome di Realismo magico.
 La mostra intende riunire attorno ad un corpus capolavori assoluti provenienti dai principali nuclei collezionistici, opere chiave appartenenti ad altre raccolte pubbliche e private in Messico, Stati Uniti, Europa. Completa il progetto, una selezione dei ritratti fotografici dell'artista, tra cui quelli realizzati da Nickolas Muray negli anni quaranta, indispensabile quanto suggestivo complemento all'arte di Frida Kahlo sotto il profilo della codificazione iconografica del personaggio.
Se infatti la mostra intende presentare e approfondire la produzione artistica di Frida Kahlo nella sua evoluzione, dagli esordi ancora debitori della Nuova Oggettività e del Realismo magico alla riproposizione dell'arte folklorica e ancestrale, dai riflessi del realismo americano degli anni venti e trenta (Edward Hopper, Charles Sheeler, Georgia O'Keefe) alle componenti ideologico-politiche ispirate dal muralismo messicano (Rivera, Orozco), è il tema dell'autorappresentazione a prevalere in questo progetto di mostra, sia in rispetto del peso numerico che il genere "autoritratto" assume nella produzione complessiva dell'artista, sia - e soprattutto - per lo specialissimo significato che esso ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali propri del "mito Frida".
La progettazione della mostra e del catalogo è affidata alla cura di Helga Prignitz-Poda, accreditata specialista dell'opera di Frida Kahlo, autrice con Salomon Grimberg e Andrea Kettenmann del catalogo ragionato dell'artista nel 1988. "Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io"
Scuderie del Quirinale e Palazzo Ducale di Genova presentano nel 2014, con un progetto integrato diviso in due grandi mostre, l’opera dell’artista messicana Frida Kahlo. La mostra romana, vuole indagare l’artista Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti culturali e artistici dell’epoca; a Genova si racconterà invece l’altra grande influenza che si percepisce nell’arte di Frida Kahlo, quella che viene dal suo universo privato, un universo di grande sofferenza fisica ed emotiva, al centro del quale lei metterà sempre il marito Diego.
La mostra alle Scuderie del Quirinale è la prima retrospettiva in Italia dell’artista messicana e proporrà circa 130 opere tra dipinti e disegni. Il progetto è a cura di Helga Prignitz‐Poda, autrice del catalogo ragionato dell'artista, ed è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo insieme con MondoMostre. L’esposizione documenta l'intera carriera artistica di Frida Kahlo riunendo i capolavori assoluti dei principali nuclei collezionistici, raccolte pubbliche e private, provenienti da Messico, Europa e Stati Uniti.
Oltre quaranta straordinari ritratti e autoritratti, tra cui il celeberrimo Autoritratto con collana di spine del '40, mai esposto prima d’ora in Italia e immagine della mostra, l’”Autoritratto con vestito di velluto” del ’26, dipinto a soli 19 anni, il suo primo autoritratto, eseguito per l’amato Alejandro Gòmez Arias con l’intenzione di riconquistarlo, dove il suo collo allungato recupera l’estetica di Parmigianino e di Modigliani.
Completa il progetto, una selezione di disegni, tra cui lo “schizzo a matita per il dipinto Ospedale
Henry Ford (o Il letto volante)” del ‘32, il famoso “corsetto in gesso” che teneva Frida prigioniera
subito dopo l’incidente e che dipinse ancor prima di passare ai ritratti – un pezzo unico che si credeva perduto fino a poco tempo fa, e infine alcuni eccezionali ritratti fotografici dell'artista, in particolare quelli realizzati da Nickolas Muray, per dieci anni amante di Frida, e tra questi “Frida sulla panchina Bianca, New York, 1939” diventato poi una famosa copertina della rivista Vogue.
Non si può comprendere l’opera di Frida Kahlo senza conoscere la sua vita. Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón diceva di essere nata nel 1910, mentre in realtà era nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán (Città del Messico). Amava considerarsi figlia della rivoluzione messicana che iniziò nel 1910 e terminò nel 1917: “Sono nata con una rivoluzione. Diciamolo. E’ in quel fuoco che sono nata, portata dall’impeto della rivolta fino al momento di vedere giorno. Il giorno era cocente. Mi ha infiammato per il resto della mia vita. Sono nata nel 1910. Era estate. Di lì a poco Emiliano Zapata, el Gran Insurrecto, avrebbe sollevato il sud. Ho avuto questa fortuna: il 1910 è la mia data”.
Non vi è dubbio che il mito formatosi attorno alla figura e all'opera di Frida Kahlo (1907‐1954) abbia ormai assunto una dimensione globale: icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, marchio di culto del merchandising universale, seducente soggetto del cinema hollywoodiano, prima donna ispanica ritratta su un francobollo degli Stati Uniti, Frida Kahlo si offre alla cultura contemporanea attraverso un inestricabile legame arte‐vita tra i più affascinanti nella storia del XX secolo.
I suoi dipinti non sono soltanto lo specchio della sua vicenda biografica, segnata dalle ingiurie fisiche e psichiche subite nel terribile incidente in cui fu coinvolta all'età di 17 anni. La sua arte si fonde con la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali che portarono alla Rivoluzione messicana e che ad essa seguirono. Attraverso lo spirito rivoluzionario reinterpretò il passato indigeno e le tradizioni folkloriche, codici identitari generatori di un'inedita fusione tra l'espressione del sé, il linguaggio, l'immaginario, i colori e i simboli della cultura popolare messicana. Allo stesso tempo Frida è espressione dell'avanguardia artistica e dell'esuberanza culturale del suo tempo e lo studio della sua opera permette di capire l’intreccio delle traiettorie di tutti i movimenti culturali internazionali che attraversarono il Messico in quel tempo: dal Pauperismo rivoluzionario all'Estridentismo, dal Surrealismo a quello che decenni più tardi prese il nome di Realismo magico.
Eppure il tema principale rimane quello dell'autorappresentazione, che Frida elabora attraverso i linguaggi protagonisti delle varie epoche in un processo in cui dimentica ogni paternità. Il peso numerico che il genere 'autoritratto' assume nella produzione complessiva dell'artista restituisce lo specialissimo significato che esso ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali propri del 'mito Frida'.
Il percorso espositivo intende presentare e approfondire la produzione artistica di Frida Kahlo nella sua evoluzione, dagli esordi ancora debitori della Nuova Oggettività e del Realismo magico alla riproposizione dell'arte folklorica e ancestrale, dai riflessi del realismo americano degli anni venti e trenta alle componenti ideologico‐politiche ispirate dal muralismo messicano e di questi influssi la mostra vuole dare conto. Sarà quindi possibile ammirare accanto ai lavori di Frida Kahlo, in un unico e raro percorso espositivo, una selezione di opere degli artisti attivi in quel periodo che hanno 'vissuto' fisicamente e artisticamente vicino a Frida Kahlo, dal marito Diego Rivera, presente con alcune opere significative quali ad esempio: 'Ritratto di Natasha Gelman del
1943, Nudo (Frida Kahlo) del 1930 e Autoritratto del 1948; ad una selezione di artisti attivi in quel periodo quali: José Clemente Orozco, José David Alfaro Siqueiros, Maria Izquierdo e altri.

http://www.arte.it/calendario-arte/roma/mostra-frida-kahlo-5054

La Pop Art di Andy Warhol a Palazzo Cipolla

(Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, 1982. Collezione Brant Foundation)

La collezione delle 150 opere più importanti di Andy Warhol, provenienti dalla Brant Foundation dell'amico Peter Brant, tra tele, fotografie e sculture. Dalle prime illustrazioni dell'artista statunitense, alla meno conosciuta serie di Polaroid, per la prima volta in Europa, ai classici ritratti di Mao, Marylin e Liz Taylor che lo hanno reso la principale figura della Pop Art e tra gli artisti più influenti del XX secolo.

( http://www.arte.it/foto/la-pop-art-di-andy-warhol-a-palazzo-cipolla-134/14)

domenica 27 aprile 2014

Romain Puértolas, "L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea", Einaudi, 2014

(Traduzione di Margherita Botto)

«Il racconto esilarante di una serie di naufragi anomali. Questo fachiro dai tratti inconsapevolmente napoletani è uno dei figli di puttana piú simpatici che vi capiterà di conoscere». 
Diego De Silva

Ajatashatru Lavash Patel, un indiano di professione fachiro che vive di espedienti e trucchi da quattro soldi, si sveglia un mattino e decide che è giunto il momento di comprare un nuovo letto di chiodi. Apre il giornale e trova una promozione davvero vantaggiosa: un letto di chiodi (ben 15 000 per l'esattezza) in offerta a 99,99 euro. Un prezzo incredibilmente conveniente, specie se si ha l'intenzione di pagarlo con una banconota falsa. Il mobile è firmato Ikea e si trova soltanto nei punti vendita di Parigi. Ajatashatru si agghinda per l'occasione indossando uno sgargiante abito di seta lucida (con cravatta), mette il suo turbante migliore e parte con destinazione Parigi - Charles de Gaulle. All'aeroporto sale su un taxi guidato dallo scaltro gitano Gustave che tenta di truffarlo, per restare però a sua volta truffato, e arriva all'Ikea. Incantato dalla sapienza espositiva del megastore svedese, e dalla magia infinita delle sue porte scorrevoli, Ajatashatru decide di prendersela comoda e trascorrere la notte a curiosare, ma l'arrivo di una squadra di commessi lo costringe a nascondersi dentro un armadio. Peccato che al mattino proprio quell'armadio debba essere imballato e spedito in Inghilterra. Per il candido fachiro è l'inizio di un'avventura fatta di incontri surreali - dalla bellissima attrice Sophie Marciò al saggio clandestino Wiraj -, inseguimenti, fughe e inimmaginabili peripezie che lo porteranno in giro per l'Europa e il Nord Africa cambiando per sempre il suo sguardo sul mondo. Una storia frizzante e divertente che è insieme lo specchio di una dura realtà: la lotta quotidiana dei sans-papiers in cammino verso un mondo migliore. Una combinazione impossibile? No, non per una favola (con morale) dei nostri tempi, che ci ricorda di cosa sia capace, per fortuna, il cuore umano.

***

«È nato un nuovo genere: il fachirocomico».

Stefano Benni

***

«Dall'India, con inedia, all'Ikea, che grande idea. La risposta europea a Hollywood Party».

Stefano Bartezzaghi

***

«Attenzione, Oggetto Letterario Non Identificato! Un libro incredibile, un esordio che seduce sia per il suo umorismo sia per le questioni affrontate. Per favore, non perdetevi questo gioiello!»

Aurélie, FNAC di Nizza

http://www.einaudi.it/libri/libro/romain-pu-rtolas/l-incredibile-viaggio-del-fachiro-che-rest-chiuso-in-un-armadio-ikea/978880621869

mercoledì 12 marzo 2014

#AldaMerini

"Ci sono pittori che scrivono con le rime
e disegnano foreste entro cui
vanno a vivere con i loro amori.
Si contentano di un solo pensiero,
lo vestono di rubini e
credono che sia un re.
I poeti non credono alle date,
credono che la loro storia cominci
dalla presenza."


Alda Merini

giovedì 6 marzo 2014

#Sgalambro

BREVE INVITO A RINVIARE IL SUICIDIO - 1995

«Va bene, hai ragione se ti vuoi ammazzare.
Vivere è un'offesa che desta indignazione.
Ma per ora rimanda.
È solo un breve invito: rinvialo».

mercoledì 5 marzo 2014

A mano a mano- #Rino Gaetano



A mano a mano ti accorgi che il vento
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
Ti soffia sul cuore e ti ruba l'amore

A mano a mano si scioglie nel pianto
Quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
Di quando vivevi con me in una stanza
Non c'erano soldi ma tanta speranza

E a mano a mano mi perdi e ti perdo
E quello che è stato ti sembra più assurdo
Di quando la notte eri sempre più vera
E non come adesso nei sabato sera....
Ma...dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l'inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te

E a mano a mano vedrai che nel tempo
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso
Che il vento crudele ti aveva rubato
Che torna fedele
L'amore è tornato da te....

Ma...dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l'inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te

sabato 8 febbraio 2014

Murakami Haruki, Wada Makoto "Ritratti in Jazz", Einaudi, 2013

(Illustrazioni di Wada Makoto
Traduzione di Antonietta Pastore)
Murakami Haruki ha scritto un atlante sentimentale del jazz. Lo ha fatto nell'unica maniera possibile: scegliendo dalla sua collezione di dischi (rigorosamente in vinile) i musicisti indimenticabili, i brani piú preziosi, le performance storiche, e raccontandoceli con la stessa contagiosa passione di un amico con cui dividere un bicchiere in un jazz club.
A completare questo cocktail, perfetto anche per chi non conosce il mondo del jazz, ci sono la straordinaria capacità affabulatoria e la sottile malinconia dell'autore di 1Q84, accompagnate dai ritratti dei musicisti dipinti dall'artista Wada Makoto. Buon ascolto. 

Murakami Haruki ha gestito un jazz club per molti anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: ecco, leggendo Ritratti in jazz si ha l'impressione di essersi appena seduti a uno dei tavoli del locale a bere qualcosa mentre un vecchio amico, Murakami stesso, ti racconta quello che stai ascoltando. Il tono è confidenziale, caldo, privo di specialismi, eppure pieno di informazioni, curiosità, aneddoti, di cose che si scoprono. Quello, però, che piú colpisce è la passione sincera e bruciante che ogni «ritratto» trasmette: Murakami riesce veramente a farti «sentire » il brano o il disco in questione.
Ritratti in jazz regala al lettore un Murakami allo stesso tempo inedito e riconoscibile. Riconoscibile perché il jazz, ancora piú della corsa, è una passione che forma l'ossatura stessa della sua opera creativa. I suoi romanzi sono pieni di jazz, allusioni a dischi e musicisti: in un'ipotetica ricetta della poetica murakaminiana l'ingrediente «jazz» è fondamentale e i suoi lettori lo sanno bene. Inedito perché mai come in questo libro si ha l'impressione di sentire la voce autentica e senza mediazioni narrative di Murakami, come se il lettore entrasse nel suo mondo piú quotidiano e genuino.
Il libro è composto da cinquantacinque schede che, a partire dal ritratto di un musicista dipinto dall'artista Wada Makoto, commentano un disco storico. Ogni scheda, nelle mani di Murakami, diventa un piccolo racconto, un frammento di memoria autobiografica o il fulmineo ritratto di un artista, di un'epoca. Da Chet Baker a Benny Goodman, da Charlie Parker a Billie Holiday, Charles Mingus, Bill Evans, Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Miles Davis e tanti altri, si va a comporre una «discoteca» ideale, una guida all'ascolto compilata da Murakami Haruki in persona. 


http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki-wada-makoto/ritratti-in-jazz/978880621705

#l'abbandono

 Le case in cui ho vissuto
erano cieli chiusi dentro ad una scatola
ed ho lasciato tracce tanto chiare
che qualcuno male interpreta
l'educazione non prevede che
si possa andare via bene
senza stare un poco male
.......per l'alba che c'e' in me
in fondo anche un pianeta non e' altro che
una scatola
un po' sferica
le cose che non ho portato via
erano quelle
che non hai voluto
quelle che ho scartato
prima di andar via......
sono un infinitesimo di te di me e di te
solo una parte infinitesima
sono un infinitesimo di te di me e di te
solo una parte infinitesima
 

mercoledì 15 gennaio 2014

"Il ladro di gomme", Douglas Coupland, ISBN edizioni, 2013

Roger Thorpe ha 43 anni, un divorzio doloroso alle spalle, qualche problema con l’alcol e un lavoro come commesso da Staples, un megastore specializzato in prodotti per l’ufficio. La sua collega Bethany – 24 anni, pelle diafana, rossetto nero e una sfilza di scheletri nell’armadio di famiglia – ha davanti a sé una prospettiva avvilente: anni a sistemare penne Bic, cartucce di toner e blocchetti di Post-it nei corridoi asettici del negozio. Ma un giorno Bethany trova per caso i diari privati di Roger, scritti in parte dal punto di vista di lei. Superato il turbamento iniziale, decide di rispondergli con una lettera, dando il via a un carteggio segreto, bizzarro e sempre più intimo, che si dipana parallelo alle vicende dei protagonisti dello Stagno del guanto, il romanzo borghese a tinte surreali che Roger sta scrivendo e che spera un giorno di riuscire a pubblicare. Con una prosa nitida e visionaria, Coupland crea un miracoloso congegno narrativo in cui tutti gli ingranaggi si combinano per dar vita a un caleidoscopico affresco dell’animo umano.

http://www.isbnedizioni.it/libro/262

martedì 14 gennaio 2014

Emma Dante, "Via Castellana Bandiera", Rizzoli, 2008

Più che una strada, via Castellana Bandiera è un budello a doppio senso in cui, se due auto si incrociano, una deve per forza cedere il passo.
È una domenica d’estate e lo scirocco soffia senza pietà su Palermo quando due donne si trovano l’una di fronte all’altra, al volante delle rispettive auto. Ma né Samira, vecchia albanese che abita in quella via, né Rosa, milanese d’adozione con origini palermitane finita lì per errore, accettano di arretrare. Samira è la suocera dell’uomo che le siede accanto, Saro Calafiore, capostipite di una vociante famiglia costruita su un miscuglio di odio reciproco, opportunismo e costrizione. Rosa invece ha tagliato presto il cordone ombelicale, lasciando la Sicilia e un padre che non ne voleva sapere di una figlia lesbica. Attorno a Samira e Rosa si muovono una pletora di personaggi indisciplinati, grotteschi, restii a lasciare la scena alle due donne. Mentre l’asfalto brucia e l’aria si fa incandescente, gli uomini della famiglia Calafiore organizzano un giro di scommesse per sfruttare a loro favore il faccia a faccia. Ma gli esiti del complotto sconvolgeranno ogni previsione.

Nel suo romanzo d’esordio, Emma Dante, talento dirompente del teatro italiano, raschia, tra realismo e allucinazione, la superficie di un mondo che, in nome dell’onore e di passioni senza tempo, si condanna all’immobilità.

 http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/2471_via_castellana_bandiera_dante.html

sabato 11 gennaio 2014

#faber

Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà

se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci sono stare.

Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità

tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo scanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

venerdì 10 gennaio 2014

#chega

Vai minha tristeza
E diz a ela que sem ela não pode ser
Diz-lhe numa prece
Que ela regresse
Porque eu não posso mais sofrer
Chega de saudade
A realidade é que sem ela
Não há paz não há beleza
É só tristeza e a melancolia
Que não sai de mim
Não sai de mim
Não sai
Mas se ela voltar
Se ela voltar que coisa linda
Que coisa louca
Pois há menos peixinhos a nadar no mar
Do que os beijinhos
Que eu darei na sua boca
Dentro dos meus braços, os abraços
Hão de ser milhões de abraços
Apertado assim, colado assim, calado assim
Abraços e beijinhos e carinhos sem ter fim
Que é pra acabar com esse negócio
De você viver sem mim
Não quero mais esse negócio
De você longe de mim
Vamos deixar esse negócio
De você viver sem mim