sabato 29 giugno 2013

"Castro", Reinhard Kleist, Black Velvet, 2012

(Traduzione di Anna Zuliani)

Ascesa e declino di un grande sogno. Questo potrebbe essere lo slogan per raccontare il mood di questo fumetto. Il sogno di una nazione libera, moderna, priva di discriminazioni e povertà, basata su un nuovo modello sociale, culturale ed economico sostenibile e a misura d’uomo. Un sogno inseguito da Fidel Castro durante la rivoluzione, ma che oggi sembra essersi arreso in gran parte alla realtà.
Nel volume scritto e disegnato da Reinhard Kleist è un giovane giornalista tedesco, Karl Mertens, giunto a Cuba nel 1960 attratto dal fascino dell’allora futuro Líder máximo, a raccontarne una sorta di biografia non autorizzata. L’uso di un personaggio esterno permette all’autore di evitare toni eccessivamente didascalici, rendendo tutto in una forma più narrativa che espositiva e riuscendo a coinvolgere il lettore senza annoiarlo.
La sua è una ricostruzione attenta e sentita, che segue emotivamente la scoperta da parte di Mertens del sogno della Rivoluzione; attirato a Cuba dalle notizie che arrivavano di seconda mano in Europa, dopo aver incontrato Castro per una intervista e aver conosciuto la sua storia per bocca dei più stretti collaboratori, decide di rimanervi per abbracciare gli stessi ideali (nonché per amore). Sono le pagine più epiche, esaltanti, del lavoro di Kleist, nelle quali traspare la sensazione tangibile della possibilità di realizzare un sogno nuovo, di poterlo stringere tra le mani. Tutto è possibile, basta avere volontà e la forza di chi lotta per il giusto, per il bene di tutti.
L’ascesa al potere di Fidel Castro è costellata di storie quasi surreali, attentati studiati e falliti, di coraggio e indipendenza, di grandi speranze e di grandi scontri. Mertens vive in prima persona, da giornalista d’assalto, i grandi snodi della storia: la baia dei porci, le elezioni, le rivolte dei contadini, le gesta di Castro e di Che Guevara, il rischio di un incidente nucleare tra USA e URSS.
Poi qualcosa si rompe, la distanza tra il narratore, e con lui il lettore, e il leader cubano diventa progressivamente maggiore; la narrazione accelera, sposando questo movimento di prospettiva che mostra sempre più gli accadimenti quando sono già successi piuttosto che dall’interno, non più partecipati ma subiti. Questa scelta coincide con i primi scricchiolii del sogno: il razionamento, gli accordi con l’URSS, le strette sulla libertà di parola e di stampa, il controllo sempre più stretto sulle persone.
Una disgregazione che colpisce tutti i personaggi secondari intorno a Mertens, mentre quest’ultimo decide di restare aggrappato alla speranza di un domani migliore, guardando i suoi amici, una volta ribelli al fianco di Castro, abbandonare Cuba dopo essersi sentiti traditi. Così è lui, lo straniero, arrivato dopo di loro, a rivoluzione iniziata, a restare e a crederci fino all’ultimo: fino alla malattia di Castro, al passaggio di consegne al fratello, al momento in cui è costretto a fare i conti con quanto promesso e quanto ottenuto, scoprendo anche dentro di sé un senso di delusione.

Eppure, nella prima parte, emerge chiaramente il motivo del fascino che può aver esercitato la rivoluzione castrista, soprattutto tra noi occidentali: la possibilità, per una volta concreta e reale, di una alternativa a un modello occidentale che, in tempi di guerra fredda come oggi, rivela sempre dei lati disumani, palesemente ingiusti. Ecco che il cambio di atteggiamento nella narrazione di questa opera ha il tono di un amore tradito, di una illusione spezzata.
Kleist si è documentato approfonditamente per questo fumetto, rendendolo fruibile e chiaro anche a chi non conosce perfettamente la storia moderna; prima di questo lavoro ha vissuto per un mese all’Avana, raccontando la sua esperienza in un altro volume, Habana, uscito sempre per Black Velvet quasi in contemporanea a questo; una sorta di prova generale per Castro.
I suoi disegni sono personali, maturi e controllati; lo stile è realistico, ma gioca con sapienza su espressività e movimenti accentuando l’una o gli altri alla bisogna, con un tratto spesso e fluente che riempie le vignette rendendo le tavole piene, dense, affascinanti, che richiedono al lettore di calarsi nella loro esplorazione nel timore di perdere un dettaglio, una sfumatura, un segno.
Un libro importante, opera di un autore nel pieno della sua maturità, che si pone con rispetto riuscendo a bilanciare sentimento e obiettività, di fronte a un pezzo di Storia che, volenti o nolenti, ha caratterizzato il secolo passato e continua a esercitare fascino e passione in tante persone.

http://www.lospaziobianco.it/51021-castro-reinhard-kleist-sogno-realta

lunedì 24 giugno 2013

Claudia Piñeiro, "Le vedove del giovedì", il Saggiatore

traduzione: Michela Finassi Parolo

Dietro le alte mura perimetrali, al di là dei cancelli sorvegliati da guardie armate, si trova la comunità di Altos de La Cascada. Fuori, la strada, lo squallore del sobborgo di Santa María de los Tigrecitos e, ancora più in là, la caotica Buenos Aires. Dentro, il profumo dei gelsomini, i suoni di una natura perfettamente incontaminata, il ronzio delle auto elettriche, l’erba sempre verde del golf, le ville lussuose, i bagliori dell’acqua increspata delle piscine. Lì vanno ad abitare famiglie che amano una vita sana, felice, fatta di sport, cene, chiacchierate davanti a una tazza di tè e lezioni di giardinaggio e pittura. Virginia Guevara ha aperto un’agenzia immobiliare dopo che il marito Ronie ha stranamente perso il lavoro. Ma si rivela un’occupazione tutt’altro che facile. A La Cascada, infatti, al corposo regolamento scritto si sovrappone una fi tta rete di norme taciute, perché i vicini sono gli amici e gli amici sono i vicini, e non è tollerabile che si superi il numero massimo consentito di ebrei: ci sono già gli Urovich. Ernesto e Mariana Andrade hanno adottato due bambini, Ramona e Pedro, ma il giudice non ha concesso loro di cambiare quel nome così dozzinale, Ramona. Poi ci sono Tano e Teresa Scaglia, lui imbattibile a tennis, lei vivaista d’eccezione, le cui aiuole artistiche sono le più richieste nella comunità. Tante famiglie, ognuna con i propri vizi privati e pubbliche virtù, ma tutte unite da un desiderio feroce: condividere uno stile di vita elevato e mai volgare, e soprattutto mantenerlo per sempre, costi quello che costi. Anche se nel mondo esterno le multinazionali abbandonano il paese, la moneta sembra non tenere più, mentre un manipolo di terroristi ha appena abbattuto, così lontano così vicino, le torri di New York. Dentro, dove queste notizie si perdono nella fi la dei servizi trasmessi dalle poche tv accese, gli uomini continuano a riunirsi settimanalmente a casa di Tano Scaglia, lontano dallo sguardo dei fi gli e delle mogli che, escluse dal raduno maschile, si autodefi niscono ironicamente «le vedove del giovedì». Ma in una di queste sere la routine si spezza all’improvviso. Mentre i corpi di tre amici affondano nell’acqua della più bella piscina del quartiere, il lato oscuro di una vita perfetta comincia ad affi orare.

http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/letteratura/9788842814849/le-vedove-del-giovedi/

lunedì 17 giugno 2013

LINEA 77 feat. LN RIPLEY - La Caduta

"La crepa", Claudia Piñeiro, Feltrinelli, 2013

traduzione: Pino Cacucci

Nella vita da uomo qualunque dell’architetto Pablo Simó c’è una fessura inconfessabile, una crepa che gli tormenta la coscienza: Nelson Jara. Forse era solo un piccolo truffatore, una “canaglia”, ma anche Pablo Simó sa di essere una canaglia, nonostante l’apparenza di irreprensibile professionista e buon padre di famiglia. Come una crepa che si allunga e si allarga, tutte le piccole certezze quotidiane di Pablo si sgretolano: una giovane donna che sembra sapere chissà cosa su Jara scatena in lui un’attrazione dirompente, la famiglia va in frantumi, il lavoro diventa insopportabile, e passo dopo passo la tentazione di essere canaglia fino in fondo lo travolge.
Ancora una volta Claudia Piñeiro ci narra i piccoli inferni di una variegata umanità, nella monumentale Buenos Aires invasa dal cemento delle speculazioni edilizie dove l’apparenza, più che mai, inganna.
http://www.feltrinellieditore.it//SchedaLibro?id_volume=5100958

giovedì 13 giugno 2013

#Tudo o que sou não é mais do que abismo

"Tudo o que sou não é mais do que abismo
Em que uma vaga luz
Com que sei que sou eu, e nisto cismo,
Obscura me conduz.

Um intervalo entre não-ser e ser
Feito de eu ter lugar
Como o pó, que se vê o vento erguer,
Vive de ele o mostrar."
 
Fernando Pessoa