sabato 8 novembre 2008

da il manifesto: 07 novembre 2008

editoriale
Old Brianza
Andrea Fabozzi

Silvio Berlusconi editore ha pubblicato la traduzione italiana di un romanzo di Philip Roth nel quale un professore americano perdeva il posto e la reputazione per una battuta razziale, per altro inconsapevole, riferita a un suo alunno. E' quello che accade nella realtà nel consesso civile americano, ed europeo. Poi c'è Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. Qui da noi. Dove siamo al punto che una frase come «Obama è bello, giovane e abbronzato» altrove semplicemente inascoltabile è diventata oggetto di dibattito. Onorevoli e senatori e ministri si sono impegnati a spiegare che si trattava certamente di parole «affettuose». Un «complimento». Va bene.
Se è così la Casa bianca risponderà presto che Silvio Berlusconi è un rotondo e minuscolo vecchio. E che La Russa che lo ha tanto difeso è un tipo grottesco che fa paura se lo incontri di notte. Senza neanche l'elemento razziale, non sarebbero anche questi complimenti affettuosi?
Siamo ancora il paese di faccetta nera e non possiamo che sdegnarci ogni volta, soprattutto questa volta. Ma scommetteremmo che se Silvio Berlusconi sarà travolto dal discredito mondiale, non perderà per queste sue parole nemmeno un punto nella classifica di gradimento in Italia. L'Italia che è accusata esplicitamente di razzismo dall'Europa per il modo in cui tratta gli immigrati e i cittadini rom. L'Italia che immagina classi separate e - è successo - autobus separati.
L'Italia dove il governo di Silvio Berlusconi dovrebbe fermare gli omicidi razzisti che si moltiplicano, bloccare la violenza neofascista che monta, anche fare smettere quelli che gridano buu allo stadio. Ma è il presidente del Consiglio che fa buu in conferenza stampa.
La disarmante violenza di un uomo che dovrebbe ritirarsi nel suo castello in Brianza a fare quelle battute che non gli consentirebbero nemmeno più in Virginia, passata la vergogna, ci ricorda qual è il paese dove ci tocca vivere.
Uno come lui dovrebbe fiutare tabacco, piantare cotone in Sardegna e non cactus e bere pessimo whisky. In un altro secolo. Ma si sa che beve poco ed è il più votato dagli italiani. Probabilmente non legge i libri che pubblica ma certo ispira i film di Natale che produce. Tutti grandissimi successi. Come Tartufon

fonte: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/07-Novembre-2008/art1.html

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